7 Novembre, 2026 Cesenatico

Giustizia, a Cesena il fronte del Sì rilancia la riforma: “Un passaggio storico per garantire terzietà ed efficienza”

Una sala affollata di cittadini, professionisti del diritto e rappresentanti delle istituzioni ha accolto a Cesena l’incontro pubblico promosso dai comitati locali per il Sì in vista del referendum confermativo sulla Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. 

L’appuntamento, ospitato mercoledì 18 marzo al Palazzo del Ridotto, ha rappresentato un momento di confronto intenso su una riforma costituzionale che i promotori hanno definito “decisiva per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano”. 

A introdurre i lavori sono stati i rappresentanti delle associazioni forensi e dei comitati favorevoli alla riforma, che hanno richiamato la necessità di un intervento strutturale capace di incidere in profondità sui nodi storici della giustizia italiana. A moderare l’incontro è stato il giornalista Francesco Giubilei, che ha subito collocato il tema in una prospettiva più ampia, sottolineando come il sostegno alla revisione non sia limitato a un solo schieramento politico. “Non è una battaglia di parte”, ha osservato, definendola piuttosto “una riforma in grado di raccogliere consensi anche in ambiti culturali tradizionalmente distanti dal centrodestra”. Da qui l’idea di un “passaggio storico” per il sistema Paese.

Tra gli interventi più attesi, quello di Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha ricondotto il tema della separazione delle carriere alle intenzioni originarie dei padri costituenti. Secondo il costituzionalista, si tratta di “un principio già presente nell’impianto della Carta, rimasto però incompiuto per ragioni di opportunità politica e per il consolidarsi di un sistema progressivamente chiuso su sé stesso”. Baldassarre ha insistito in particolare sulla “necessità di garantire la piena terzietà del giudice”: solo una netta distinzione dei percorsi professionali tra magistratura requirente e giudicante, ha sostenuto, “può assicurare un processo davvero equo e rafforzare in modo concreto il principio della presunzione di innocenza”. Da qui anche la replica alle critiche mosse dagli oppositori della riforma: a suo avviso, il cambiamento “non rappresenta una lesione della Costituzione, ma al contrario ne costituisce una più piena attuazione”. 

Sulla stessa linea si è collocato Luca Palamara, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed ex membro del Csm, che ha offerto una lettura interna delle distorsioni maturate negli anni dentro la magistratura. Palamara ha parlato di un sistema “autoreferenziale”, caratterizzato da meccanismi di tutela interna “che rendono difficile il riconoscimento delle responsabilità e alimentano la percezione di un circuito chiuso, distante dai cittadini”.

Nella parte finale dell’incontro, il confronto si è allargato al piano politico. Rosaria Tassinari, deputata di Forza Italia, ha posto l’accento sull’efficienza della macchina giudiziaria, ricordando come una quota molto elevata di procedimenti si concluda con l’assoluzione: un dato che, oltre a certificare il mancato raggiungimento di condanne, evidenzierebbe anche costi economici e sociali enormi per lo Stato e per i cittadini coinvolti. Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia, ha invece invitato a non leggere il referendum come un test sull’esecutivo: il voto, ha osservato, “non inciderà sulla tenuta del Governo, ma riguarderà direttamente il funzionamento della giustizia”.

L’iniziativa si è chiusa con un appello alla partecipazione consapevole. In un clima di confronto acceso ma ordinato, il fronte del Sì ha voluto ribadire che la posta in gioco “va oltre la contesa politica” e investe uno dei temi più sensibili della vita democratica del Paese: “la credibilità, l’equilibrio e l’efficienza della giustizia italiana”. 

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