22 Settembre, 2026 Cesenatico

Gli invisibili della scuola: educatori “in appalto” senza tutele

Sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via. Li vedi a fianco dei bambini che hanno bisogno di una mano in più: per comunicare, per muoversi in classe, per stare dentro il ritmo del gruppo. Sono educatori professionali, dipendenti di cooperative vincitrici dell’appalto comunale. A Cesenatico garantiscono, in silenzio, l’inclusione scolastica. Ma oggi alzano la voce: il sistema non regge.

Nel loro documento, consegnato in Comune e inviato al sindaco Matteo Gozzoli, descrivono un lavoro “pesante e invisibile”: giornate piene, conflitti da mediare, crisi da contenere, famiglie da accompagnare. Tutto senza strumenti di tutela psicologica e con ruoli poco definiti dentro le scuole. Spesso non sono invitati ai momenti di progettazione, non siedono ai tavoli dove si decidono obiettivi e strategie. “Arriviamo dopo, quando le scelte sono fatte”, spiegano.

Elencano criticità concrete. La più bruciante: nessuna retribuzione nelle chiusure scolastiche dovute a cause esterne (elezioni, emergenze). Il contratto resta ma lo stipendio si assottiglia. Poi ci sono le mansioni improprie – “Ti fermi in classe anche se non è previsto? Copri questo turno? Accompagni tutti in mensa?” – e le condizioni non dignitose per il pasto, consumato spesso in auto o nei corridoi perché non è concesso restare a scuola durante la pausa.

Gli orari sono un labirinto. La programmazione viene spesso costruita “su misura” dell’insegnante di sostegno, con ore perse e discontinuità sugli studenti; non esiste un tetto giornaliero come per i docenti e si può essere impiegati per un numero indefinito di ore. In fondo alla lista sta la paga: “inadeguata rispetto a responsabilità e formazione richiesta”.

Questa non è una vertenza contro la scuola, precisano, ma un appello alla città. Perché l’inclusione non è uno slogan: è tempo, competenze, continuità. Se la figura dell’educatore rimane grigia, chi paga è l’alunno fragile.

Le richieste sono pragmatiche: definire ruolo e funzioni nei capitolati d’appalto; partecipazione stabile ai gruppi di lavoro e ai momenti di progettazione; supervisione psicologica e formazione su gestione del comportamento e stress lavoro-correlato; copertura economica nelle chiusure non imputabili ai lavoratori; spazi e tempi dignitosi per le pause; tetto orario chiaro; revisione delle tariffe per riallinearle al carico reale.

Il punto dolente è un altro: la lettera è rimasta senza risposta. Nessuna convocazione ufficiale, nessuna data per un confronto. “Noi siamo parte della soluzione – scrivono – ma da soli non ce la facciamo più”.

In gioco non c’è solo la busta paga di qualche decina di operatori. C’è l’idea di scuola che Cesenatico vuole difendere: una scuola che tiene dentro tutti. Per questo l’appello al Sindaco e alla Giunta è netto: aprire subito un tavolo, ascoltare le testimonianze, correggere le storture. Dare nome, volto e diritti a chi ogni giorno regge la parte più fragile della comunità. Perché un servizio pubblico è davvero pubblico quando riconosce il valore del lavoro che lo rende possibile.

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