7 Novembre, 2026 Cesenatico

Green pass falsi, anche due cesenaticensi tra i 60 patteggiamenti

Anche due cittadini residenti a Cesenatico figurano tra i sessanta patteggiamenti del maxi-processo sui Green pass falsi chiuso davanti al Tribunale di Rimini. Un dettaglio che porta sul territorio cesenaticense uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti in Romagna tra quelli nati dagli strascichi della pandemia.

Il fascicolo riguardava le false certificazioni vaccinali rilasciate durante l’emergenza Covid. Al centro dell’inchiesta un medico di 59 anni, accusato di aver inserito nella piattaforma regionale vaccinazioni mai realmente effettuate, consentendo così il rilascio del Green pass a persone che non si erano sottoposte al vaccino.

Il bilancio finale del procedimento è di 60 patteggiamenti, 10 condanne, 2 proscioglimenti e 2 rinvii a giudizio con rito ordinario. Tra coloro che hanno definito la propria posizione con il patteggiamento ci sono dunque anche due cittadini residenti a Cesenatico (entrambe donne). 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il sistema prevedeva il pagamento di 250 euro, ridotti a 100 euro per amici e conoscenti. Tra gli imputati figuravano pazienti contrari alla vaccinazione e diversi professionisti sanitari che avrebbero cercato di evitare la sospensione dal lavoro prevista all’epoca per chi non rispettava l’obbligo vaccinale.

Il pubblico ministero Daniele Paci aveva chiesto 16 condanne per un totale di 19 anni e 10 mesi di reclusione. Al termine del rito abbreviato sono arrivate dieci condanne, tutte comprese tra un anno e due mesi e un anno e sei mesi di carcere, con pena sospesa. I reati contestati, a vario titolo, erano falso e corruzione.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Rimini e condotta dai carabinieri del Nas di Bologna, era partita nel 2021 dopo una segnalazione dell’Ausl Romagna. A insospettire gli investigatori fu un dato anomalo: su 224 dosi registrate, 107 risultavano somministrate a persone non residenti nel territorio di competenza del medico.

Da quell’anomalia sono partiti gli accertamenti che hanno portato alla ricostruzione del meccanismo e all’individuazione di figure intermediarie. Con la definizione del procedimento si chiude uno dei capitoli giudiziari più significativi in Romagna legati alle false certificazioni durante l’emergenza sanitaria.

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