Dalla spiaggia al palco più mediatico d’Italia. Sulla riviera romagnola – da Cattolica ai lidi ravennati – si è formata in queste settimane una chat che “attraversa tutta la costa”: dentro rimbalzano appelli, adesioni, idee per una clamorosa protesta scenografica da portare al prossimo Festival di Sanremo, dal 24 al 28 febbraio.
Il bersaglio è la partita delle concessioni demaniali e delle aste. “Il governo ha promesso ma non ha mantenuto”, è il refrain che circola tra gli stabilimenti, convinti che la direzione imboccata assomigli sempre più a un “esproprio di Stato”: anni di investimenti, dicono, e ora l’incertezza su regole, tempi e indennizzi.
Ma a questa clamorosa protesta mediatica parteciperà anche la cooperativa degli stabilimenti balneari di Cesenatico? Simone Battistoni parla di “pazienza ormai agli sgoccioli” ma, seppur a fatica, sceglie ancora la strada dell’attesa: “La delusione tra gli associati è ormai diffusa e radicata – spiega il presidente dei bagnini di Cesenatico – perché il Governo, nonostante gli appelli, appare ancora immobile e indifferente, con la sola eccezione di Salvini, l’unico che ‘sembra provarci’. In particolare, pesa l’atteggiamento delle altre forze politiche rispetto a promesse che erano state molto chiare e vincolanti”.
Battistoni ribadisce che qui non si tratta di “salvare i bagnini”, ma di salvare un intero sistema economico e turistico. Oggi, sostiene, si è arrivati al “si salvi chi può”: ogni Comune procede in ordine sparso, fissando regole come può o come gli viene suggerito, senza una linea guida nazionale. E il tempo stringe: “Tra assemblee già calendarizzate e riunioni appena svolte, la sensazione è che le lancette corrano più veloci delle decisioni”.
Nonostante tutto, la linea resta quella del SIB nazionale: “Continuare a confidare in un intervento tardivo ma ancora possibile dell’Esecutivo”. Per questo, al momento, il SIB non aderirà alle azioni di protesta annunciate da altri: “Ma la tenuta è a rischio – evidenzia Battistoni – perché, giorno dopo giorno, la frustrazione cresce”.
A pesare è anche la vicenda delle proroghe: molti operatori hanno ricevuto titoli concessori fino al 2033 in forza di una legge dello Stato, hanno pagato imposte e impostato investimenti e finanziamenti bancari su quella base. Poi, di fatto, è arrivato un “abbiamo scherzato”: l’Europa contesta e i tribunali ritengono quelle proroghe non opponibili. “Ma io che c’entro?”, è la domanda che sintetizza il disagio: “Se l’errore è dello Stato, non può ricadere su imprese che hanno agito legittimamente”, evidenzia il numero uno della cooperativa. In ogni caso, almeno per ora, “non si aderisce alle proteste, ma senza risposte rapide – conclude – sarà sempre più difficile reggere”.