7 Novembre, 2026 Cesenatico

Il 500° blocco e il valore, non negoziabile, del rispetto

Oggi la redazione della Voce di Cesenatico ha registrato un traguardo che non rappresenta certo un motivo di orgoglio: il blocco del cinquecentesimo profilo sui nostri canali social (si tratta di Manola Pantani, sorella di Marco, che d’ora in poi andrà ad informarsi altrove). 

Non è un risultato che festeggiamo, perché ogni volta che siamo costretti a prendere una decisione del genere proviamo un sincero dispiacere. Bloccare qualcuno non è mai un gesto leggero, ma diventa inevitabile quando il confronto degenera in offese, epiteti e mancanza di rispetto verso chi lavora ogni giorno per offrire informazione libera e professionale.

Riguardando l’elenco delle persone bloccate emerge un dato che colpisce: non si tratta soltanto di provocatori seriali nè di utenti anonimi, ma spesso di individui che, per ruolo sociale e percorso personale, ci si aspetterebbe dotati di strumenti culturali e civili più solidi. Ed è proprio questo a lasciare amarezza: la constatazione che l’educazione al confronto non dipende dal titolo di studio né dalla professione (vero maestra Patrizia?). 

Sappiamo bene che il nostro è un modo di operare controcorrente, qualcuno direbbe persino anticommerciale. Nel mondo dei social si tende a inseguire i numeri, a evitare decisioni drastiche pur di non perdere follower e visibilità. Noi invece riteniamo che la credibilità e l’etica vengano prima delle statistiche. 

La Voce, lo ricordiamo, offre informazione gratuita: nessun abbonamento, nessun costo d’accesso. Proprio per questo crediamo che il minimo indispensabile sia il rispetto reciproco.

Non pretendiamo consenso. Il dissenso è linfa vitale del dibattito pubblico e accogliamo con favore critiche e opinioni contrarie. Ciò che non può essere accettato è il passaggio pretestuoso dall’argomentazione all’insulto. I social, lo sappiamo tutti, spesso amplificano atteggiamenti che nella vita reale difficilmente adotteremmo: dietro uno schermo ci si sente autorizzati a dire qualunque cosa, dimenticando che dall’altra parte ci sono persone in carne e ossa.

Ecco, noi non vogliamo abituarci a tutto questo e il nostro obiettivo, forse ambizioso ma tutt’altro che illusorio, è costruire una comunità in cui gli eccessi, i deliri verbali e la volgarità non trovino spazio. Se per farlo sarà necessario continuare a bloccare chi oltrepassa il limite del rispetto, continueremo a farlo. Non per punire qualcuno, ma per difendere un’idea semplice e sempre più rara: quella di credere in una comunità che prova a crescere nel dialogo e nel confronto civile.

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