7 Novembre, 2026 Cesenatico

Il caso Ferrara: quando l’alcol-test inchioda la politica

Ci sono notizie che durano un giorno e notizie che, pur nella loro apparente marginalità, raccontano un pezzo di Paese. L’incidente dell’assessora ferrarese Francesca Savini, positiva all’alcol test dopo essere uscita di strada con a bordo il sindaco Alan Fabbri, appartiene alla seconda categoria. Non perché ci sia stato un dramma – fortunatamente non ci sono feriti – ma perché dentro quella macchina finita contro un albero c’è finita anche una certa idea di politica.

Da anni la politica italiana parla il linguaggio della severità. Tolleranza zero. Sicurezza stradale. Rigore. Patenti ritirate, sanzioni esemplari, campagne moralistiche. E spesso lo fa con il tono di chi guarda i cittadini dall’alto di una superiorità etica che dovrebbe essere implicita nel ruolo pubblico. Poi però capita che a inciampare nell’alcol test non sia il ragazzo all’uscita della discoteca, ma chi siede nelle istituzioni. E allora la scena cambia completamente prospettiva.

Perché il punto non è soltanto il tasso alcolemico oltre il limite, né il destino giudiziario dell’assessora, che seguirà il suo corso. Il punto è il cortocircuito simbolico. La politica che predica prudenza e responsabilità e poi si scopre fragilmente umana proprio dove pretendeva di impartire lezioni. È una storia antica: il moralismo pubblico che si schianta contro la realtà privata. Ma ogni volta produce lo stesso effetto. Non scandalo, ormai. Piuttosto disillusione.

Eppure, dentro questa vicenda c’è almeno un elemento che merita di essere riconosciuto: le dimissioni. In un tempo politico in cui nessuno lascia mai nulla, in cui ogni errore viene relativizzato, negato o trasformato in complotto mediatico, la scelta di farsi da parte appare quasi un gesto controcorrente. Non cancella i fatti, naturalmente, ma ristabilisce almeno un principio elementare: chi rappresenta le istituzioni deve sapere che i comportamenti privati hanno inevitabilmente una dimensione pubblica.

Il problema italiano, infatti, non è l’errore umano. Quello appartiene a tutti. Il problema è l’idea diffusa che il potere possa immunizzare dalle conseguenze. È qui che spesso la politica offre il peggio di sé: non nell’incidente, ma nell’arroganza successiva, nella ricerca di attenuanti, nell’eterna autoassoluzione di casta. Stavolta, almeno, questo copione si è interrotto prima.

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