L’università di Cesenatico costretta a traslocare? Dopo quasi 30 anni sembra questo il destino del corso in Acquacoltura e igiene delle produzioni ittiche che rappresenta una delle eccellenze del nostro territorio, strettamente legata alla vocazione marinara della città e al mondo della produzione ittica locale.
Il percorso, attivato dall’Università di Bologna e incardinato nel Dipartimento di Scienze mediche veterinarie, forma infatti tecnici ed esperti nella gestione degli allevamenti acquatici, nella qualità dei prodotti ittici e negli aspetti sanitari e igienici della filiera. La sede didattica, tuttora indicata ufficialmente da Unibo, è da sempre lo stabile di via Vespucci.
Da qualche mese, tuttavia, si è aperto il nodo insidioso degli spazi. Una tematica finita anche al centro di un’interrogazione dell’ex sindaco Roberto Buda (in discussione nel consiglio comunale di maggio) che ripercorre le tappe di una vicenda che, pesando interessi e immagine, non può essere sottovalutata.
Nella sede di Cesenatico Ponente – fino allo scorso anno concessa in comodato gratuito dal Centro Ricerche Marine – sono presenti studi, laboratori e spazi destinati a dottorandi e borsisti. “Si tratta – spiega Buda nella sua interrogazione – di una struttura essenziale per garantire la continuità delle attività di ricerca e formazione. Dallo scorso anno, però, è stato richiesto all’Università di ridurre gli spazi occupati presso la sede di via Vespucci per consentire l’insediamento di ARPAE, anche in relazione alla riorganizzazione degli spazi di proprietà del Centro Ricerche Marine legata all’insediamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. Dunque – ipotizza l’ex sindaco – sembrerebbe prospettarsi per il 2027 la cessazione definitiva dell’utilizzo della sede da parte dell’Università, a meno che non venga corrisposto un affitto che, tuttavia sembra molto elevato e quindi non sostenibile”.

“Inutile sottolineare – prosegue Buda – che l’eventuale perdita degli spazi di via Vespucci comporterebbe rilevanti criticità per la continuità delle attività di ricerca e per la qualità della formazione pratica degli studenti. Questo scenario, di fatto, potrebbe determinare un ridimensionamento della presenza universitaria in città, con conseguente diminuzione del numero di studenti, impatti economici sull’indotto locale e un indebolimento complessivo dell’immagine di Cesenatico quale polo di eccellenza in un settore strategico come quello della ricerca in acquacoltura”.
In realtà, una soluzione potrebbe già essere ipotizzata, ovvero il trasloco di studi e laboratori nel nuovo insediamento di via Caboto dove in questi anni l’università di Bologna ha costruito nuovi spazi. Al momento, però, non risulta un cronoprogramma pubblico dell’operazione né un atto formale dell’Ateneo che definisca tempi e modalità del possibile spostamento. Per questo la preoccupazione resta elevata. L’obiettivo, infatti, è scongiurare l’ipotesi più temuta, ovvero il ridimensionamento – o peggio ancora – la perdita del corso di laurea.
Per questo, nella sua interrogazione, Roberto Buda chiede a sindaco ed assessori se “l’Amministrazione è a conoscenza della situazione sopra descritta e quali informazioni ufficiali sono in suo possesso? Se sono in corso interlocuzioni con l’Università di Bologna e con il Centro Ricerche Marine in merito al futuro utilizzo degli spazi? Quali sono le prospettive previste dall’Amministrazione per garantire la continuità della presenza universitaria a Cesenatico? E se l’Amministrazione intende attivarsi per individuare soluzioni alternative, anche logistiche, qualora venisse meno la disponibilità della sede di via Vespucci?”. Buda, che durante la sua legislatura garantì contributi preziosi per l’avvio ed il consolidamento dei laboratori di ricerca, chiede anche se siano stati valutati “gli impatti economici, sociali e formativi derivanti da un eventuale ridimensionamento delle attività universitarie” e “quali azioni concrete intende intraprendere l’Amministrazione per tutelare e valorizzare una realtà così strategica per il nostro territorio”.
