Per la prima volta la Riviera romagnola entra, seppure di riflesso, nell’orbita del caso Epstein. Nella puntata di ieri sera de “Le Iene”, l’inviato Wad ha presentato documenti e testimonianze che mostrano come il finanziere americano, condannato per sfruttamento sessuale di minori, avesse costruito una fitta rete di contatti anche in Italia, con numeri di imprenditori e professionisti annotati nella sua rubrica e frequentazioni nei salotti di Milano.
Il tassello più inquietante riguarda però i registri di volo del “Lolita Express”, il jet privato di Epstein: dagli incroci effettuati dalla trasmissione emergono almeno cinque-sei atterraggi tra il 2001 e il 2003 negli aeroporti di Milano, Roma e Rimini, alcuni dei quali con a bordo ragazze minorenni non identificate. Un dettaglio che, se confermato dalle indagini, allargherebbe lo scandalo anche al nostro Paese e in particolare allo scalo “Fellini”, finora del tutto estraneo alla vicenda.
La pista italiana si intreccia con ciò che sta accadendo in queste settimane negli Stati Uniti. Un gruppo di donne sopravvissute agli abusi ha diffuso un video-appello in cui, mostrando le proprie foto da adolescenti, chiede al Congresso di “portare i segreti alla luce” e votare la pubblicazione integrale degli “Epstein files”, gli ultimi documenti ancora coperti da segreto. La mobilitazione ha alimentato un fronte bipartisan in favore della trasparenza.
Sotto questa pressione, e dopo aver a lungo tergiversato nonostante una promessa fatta in campagna elettorale, il presidente Donald Trump ha cambiato linea: prima ha invitato i repubblicani a sostenere la desecretazione, poi ha firmato la legge che obbliga il Dipartimento di Giustizia a rendere pubblici, entro 30 giorni, tutti i materiali non classificati sul caso Epstein, con l’unico limite di proteggere le vittime e le indagini ancora in corso. Una mossa che potrebbe far emergere nuovi nomi, luoghi e responsabilità, inclusi eventuali riferimenti al “capitolo italiano”.
Il caso Epstein, esploso con le prime indagini negli anni Duemila, è passato dalla condanna del 2008 al nuovo arresto del 2019 fino alla morte in cella a Manhattan, ufficialmente classificata come suicidio.
Intorno alla sua figura si sono stratificate teorie del complotto e sospetti di protezioni eccellenti. L’inchiesta di “Le Iene” sui viaggi italiani del “Lolita Express” e l’imminente ondata di documenti dagli Stati Uniti promettono ora di aprire un ulteriore capitolo: anche da una spiaggia dell’Adriatico potrebbe passare parte della verità su uno degli scandali più oscuri degli ultimi decenni. Molto dipenderà da quanto le autorità italiane riterranno di approfondire questi indizi, trasformando le rivelazioni televisive in accertamenti giudiziari.