22 Settembre, 2026 Cesenatico

Il “kamikaze” del mare: 35 anni senza Giorgio Ghezzi

Per molti il suo nome evoca soprattutto parate spettacolari e uscite spericolate, quelle che gli valsero il soprannome di “kamikaze”: si lanciava letteralmente tra i piedi degli attaccanti, ridisegnando il ruolo del portiere nella grande scuola italiana del dopoguerra. Nato a Cesenatico il 10 luglio 1930, Ghezzi muove i primi passi tra i dilettanti del suo paese, poi al Rimini e al Modena, prima di approdare all’Inter nel 1951. Con i nerazzurri vince due scudetti consecutivi, nel 1952-53 e nel 1953-54, imponendosi come uno dei numeri uno più coraggiosi e istintivi della Serie A. 

Nel 1958 passa al Genoa e l’anno successivo al Milan, in uno scambio destinato a entrare nella leggenda con l’altro grande portiere dell’epoca, Lorenzo Buffon, suo rivale sportivo e persino sentimentale. 

In rossonero, sotto la guida di Nereo Rocco, Ghezzi conquista un altro scudetto nel 1961-62 e soprattutto la Coppa dei Campioni del 1963, la prima della storia per un club italiano, alzata a Wembley contro il Benfica di Eusébio: è il coronamento di una carriera che conta 341 presenze in Serie A e sei gettoni in Nazionale, incluso il Mondiale del 1954. Il suo modo di stare in porta, istintivo e spettacolare, influenzerà generazioni di portieri, diventando un riferimento obbligato nelle enciclopedie sportive. 

Ma la storia di Ghezzi non è solo quella del campione. Già a metà degli anni Cinquanta, intuendo che il calcio non sarebbe durato per sempre, comincia a investire nella sua città: nel 1956 fa costruire sul lungomare di Cesenatico l’Hotel Internazionale, omaggio all’Inter, e al rientro definitivo in Romagna, nel 1967, si dedica a tempo pieno al lavoro di albergatore e bagnino. 

Nel seminterrato dell’albergo apre un locale notturno (il Peccato Veniale) che ospita artisti e cabarettisti di primo piano, poi inaugura anche uno stabilimento balneare attrezzato. Tra calciatori in vacanza, cantanti e volti della tv, Cesenatico diventa una piccola “riviera mondana” e il kamikaze dei pali si trasforma nel regista di una nuova stagione turistica per la sua città. Ancora oggi una passeggiata sul viale a lui intitolato, a pochi passi dal mare, restituisce il senso di quell’intreccio tra sport e vacanze che lui aveva immaginato per primo. 

La sua storia personale non è priva di ombre, tra amori finiti e qualche polemica politica, ma il legame con la Romagna resta fortissimo. Nel 1988 Ghezzi viene eletto consigliere comunale a Cesenatico nelle liste del PCI, portando in aula la stessa schiettezza mostrata per anni sui campi di calcio. Due anni dopo, il 12 dicembre 1990, un infarto lo coglie a Forlì: muore ad appena sessant’anni. 

A trentacinque anni da quel giorno, Cesenatico continua a ricordarlo con affetto: per qualcuno è il portiere che si buttava senza paura sui cross di Schiaffino, per altri l’albergatore che ha contribuito a cambiare il volto del lungomare. In entrambi i casi, Giorgio Ghezzi resta il simbolo di una generazione che ha fatto grande la Romagna senza mai smettere di guardare il futuro “in uscita”, con lo stesso coraggio con cui un tempo andava a cercare il pallone tra le gambe degli avversari.

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