27 Settembre, 2026 Cesenatico

“Il Porto Canale è di tutti e la sua ricchezza va tutelata”

Dopo le polemiche successive a un’ordinanza che ha coinvolto gli arredi su suolo pubblico di un pubblico esercizio del porto canale l’amministrazione comunale chiarisce quanto avvenuto.

“Il Porto Canale di Cesenatico è un bene tutelato della Soprintendenza dei Beni Culturali spiega il sindaco Matteo Gozzoli – e per questo dopo l’entrata in vigore del PUG si è reso necessario rivedere il regolamento in vigore sugli arredi dei pubblici esercizi, dei ristoranti e delle attività commerciali e artigianali poste sul porto canale. Il precedente regolamento risaliva ormai al 2009 ed erano necessari alcuni aggiustamenti, soprattutto per consentire alcune chiusure dei dehors nelle stagioni primaverili e autunnali. La revisione del regolamento è stata oggetto di confronto con la Soprintendenza di Ravenna, ma anche con la Capitaneria di Porto di Cesenatico per gli aspetti di competenza e con le associazioni di categoria. Il nuovo regolamento ha visto la sua approvazione nel consiglio comunale del 29 maggio 2024 con un 10 voti favorevoli e l’astensione della minoranza. Per agevolare le attività ad adeguarsi alle nuove norme introdotte, è stata prevista una finestra di dodici mesi di tolleranza e, solo a partire dall’estate del 2025 sono stati effettuati i primi controlli. L’ordinanza di rimozione degli arredi di un pubblico esercizio è solo l’ultimo passaggio di un iter complesso che ha visto i primi verbali emessi nell’astate 2025, poi nel mese di giugno 2026 è stato emesso un nuovo verbale, nel mese di luglio è stato emesso un verbale di sopralluogo con il contestuale avvio del procedimento amministrativo che concedeva dieci giorni di tempo all’impresa per produrre memorie difensive che però non sono mai arrivate. Decorsi quasi due mesi, in assenza di memorie difensive o proposte progettuali alternative, si è arrivati all’ordinanza di rimozione di una serie di arredi non conformi al regolamento edilizio. Anche su questo occorre fare chiarezza, pur comprendendo capiamo l’enfasi del momento: il locale non è stato chiuso e, soprattutto, l’ordinanza non ha riguardato solo arredi ‘con bordature nere’, ma vasi di plastica, tavolini da salotto, un banco di scuola e infine dei tappeti persiani. Tutti elementi d’arredo che poco hanno a che fare con il porto canale e con una concessione adibita a somministrazione di alimenti e bevande”. 

“Dopo un anno dall’entrata in vigore effettiva del regolamento – prosegue la vicesindaca Lorena Fantozzi – sono poche le attività che hanno l’occupazione di suolo pubblico lato canale non ancora in regola e per ognuna di esse è in corso uno specifico iter di regolamentazione. Le norme prevedono che, per particolari esigenze, l’imprenditore possa produrre un progetto da sottoporre alla Soprintendenza per le valutazioni di carattere paesaggistico. Il nuovo regolamento paradossalmente serve alle imprese per avere un quadro chiaro di regole per come arredare gli spazi pubblici, per i colori degli arredi e per le tipologie ammesse; una sorta di testo unico già approvato a monte dalla Soprintendenza e dagli Enti preposti per agevolare la presentazione delle pratiche degli imprenditori. Giova ricordare che l’amministrazione comunale ha inserito questo regolamento all’interno del percorso che vede le vele al terzo – già patrimonio immateriale per il Ministero della Cultura – candidate anche presso l’Unesco. In quest’ottica il regolamento nasce per garantire un paesaggio uniforme a chi passeggia sul porto canale, il più libero possibile per poter vedere sia il Museo galleggiante sia le aste di Levante e Ponente. Occorre ribaltare il punto di vista della vicenda, dare regole omogenee e riconosciute dal Ministero competente sul porto canale non significa tarpare le ali alla libera impresa ma garantire la miglior fruibilità e visibilità degli spazi pubblici che tali sono anche se in regime di concessione temporanea. Non possiamo consentire che sul porto canale, in occupazioni lato canale di grandi dimensioni che possono arrivare fino a 80 metri quadri regni il “fai da te”. All’interno dei locali, nel rispetto delle leggi, ognuno è libero di agire come meglio ritiene, ma il porto canale è di tutti, non perdiamo questo punto fisso che è la stella polare che ha guidato e guida l’azione amministrativa”.  

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