22 Settembre, 2026 Cesenatico

Il trentennale (dimenticato) di Dante Arfelli: lo scrittore “di Cesenatico” che la città non ha celebrato

Dicembre ha segnato i trent’anni dalla scomparsa di Dante Arfelli (9 dicembre 1995), e fa impressione constatare come, a Cesenatico, l’anniversario sia scivolato via senza un vero momento condiviso: un incontro, una lettura, una serata capace di rimettere al centro un autore che, pur non essendo nato qui, qui ha costruito una parte decisiva della propria biografia e della propria voce.

Arfelli arrivò a Cesenatico a 14 anni, quando la famiglia si trasferì in città e il padre trovò impiego come guardia municipale. Da allora il legame non fu episodico: frequentò il liceo a Rimini, poi l’università, ma tornò a lungo a Cesenatico, dove si laureò con una tesi sul passaggio di Garibaldi e dove, soprattutto, mise radici nella vita civile e culturale. È qui che fondò la scuola media (prima privata e poi comunale), diventandone docente e preside: un pezzo di storia cittadina che non appartiene solo alla letteratura, ma alla comunità.

E poi c’è l’opera. Nel 1949 Arfelli esplose come caso nazionale con “I superflui”, romanzo vincitore del Premio Venezia (antesignano del Campiello), tradotto e letto anche all’estero. Un libro che racconta sconfitti e disillusi del dopoguerra, con una scrittura asciutta e morale, capace di fotografare una generazione sospesa tra macerie e futuro. 

Seguirà “La quinta generazione” (1951), accolto con stima, senza replicare il clamore del debutto, mentre negli anni successivi l’autore sceglierà progressivamente un passo più appartato.

Cesenatico, però, in quegli anni lo ebbe protagonista anche fuori dai libri: con Gino Montesanto ideò negli anni ’50 il Premio Cesenatico, legando il Porto Canale a una stagione artistica nazionale. E oggi, paradossalmente, resta più facile incrociare il suo nome su una targa o in un’intitolazione che in un vero racconto pubblico della sua eredità. Proprio per questo il trentennale “saltato” pesa: perché Arfelli non è solo un autore romagnolo, ma un pezzo di Cesenatico. E un omaggio, questa volta, Cesenatico avrebbe potuto – e forse dovuto – tributarglielo.

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