In avvicinamento al Natale, il vescovo Caiazzo ha diffuso il suo tradizionale saluto alla comunità, chiedendo di non lasciare che la frenesia dei giorni che precedono il 25 dicembre oscuri il senso della festa. Luci, vetrine e ritrovi nelle piazze – dal centro città ai piccoli borghi – possono diventare, scrive, segni che rievocano il venire di Gesù “oggi”, nella vita e nella storia presente.
A testimoniarlo sono anche i tanti presepi allestiti sul territorio: da Cesenatico a Gambettola, da Roversano a Longiano, fino a Case Missiroli e in molti altri centri, dove la tradizione parla con semplicità e bellezza.
Per Caiazzo il Natale è una festa che coinvolge tutti, “a prescindere dal credo”. Lo dimostra il desiderio di celebrarlo in ogni condizione: nelle case per anziani, negli ospedali e nei luoghi di cura, ma anche nelle aziende che chiedono una celebrazione. È il segno di un’attesa che diventa invocazione: che Gesù venga a curare sofferenze fisiche e spirituali, a benedire il lavoro, a illuminare il buio delle anime e a scaldare cuori freddi o indifferenti.
Il vescovo definisce il Natale di Gesù “Santo” perché rivela il volto del Padre e riaccende la speranza nonostante delusioni e fatiche. Santo perché Cristo nasce e rimane nelle “nuove grotte” della solitudine, cercando l’uomo e rivestendolo di grazia. Da qui il richiamo a una frase attribuita a Vincent van Gogh: “Il cuore di un uomo è molto simile al mare: ha le sue tempeste, le sue maree e nelle sue profondità ha anche le sue perle”. Gesù, conclude, viene per aiutarci a raccoglierle, immergendoci negli abissi dell’amore divino per tornare a vivere come fratelli.