Tra le novità contenute nel nuovo Decreto Sicurezza c’è una misura che interessa da vicino i Comuni a forte vocazione turistica: la possibilità di utilizzare parte del gettito dell’imposta di soggiorno per finanziare iniziative in materia di sicurezza urbana. La modifica interviene sugli ambiti di destinazione dell’imposta previsti dall’art. 4, comma 1, del D.Lgs. 23/2011, aggiungendo esplicitamente anche la sicurezza urbana tra le finalità ammissibili.
Se a Rimini la notizia è stata accolta come un “assist” importante per sostenere logistica, dotazioni e progetti condivisi con Prefettura e Questura, il ragionamento vale in modo molto simile anche per Cesenatico: una città che, come tutte le destinazioni balneari, vive picchi stagionali di presenze e quindi un aumento fisiologico di bisogni legati a presidio del territorio, prevenzione, controllo e gestione del decoro e della vivibilità.
Per Cesenatico la leva è tutt’altro che marginale: negli ultimi anni l’imposta di soggiorno è diventata una voce sempre più rilevante, anche alla luce delle scelte tariffarie e del periodo di applicazione. E proprio perché l’imposta nasce per rispondere all’impatto dei flussi turistici, poterla utilizzare anche per la sicurezza significa intervenire su un elemento che incide direttamente sull’attrattività: la percezione (e la realtà) di una città ordinata, presidiata e accogliente.
L’opportunità, ora, è trasformare la norma in progetti concreti: supporto logistico e organizzativo nei periodi di maggiore pressione, rafforzamento della rete di videosorveglianza, iniziative coordinate con le autorità competenti e con la Polizia locale, in un quadro programmato e trasparente. In sintesi: più strumenti ai Comuni per agire dove il turismo “pesa” di più, e dove la sicurezza diventa parte integrante della qualità della destinazione.