Nove anni dopo, basta pronunciare “IMU sulle piattaforme” e l’aula del Consiglio si scalda come fosse una sauna svedese. È un nervo scoperto che torna a pulsare a ogni variazione di bilancio, una parola che spalanca cassetti, ricordi, conti e soprattutto rivendicazioni di paternità.
In Consiglio, l’IMU è – da sempre – l’interruttore: basta premerlo e scatta il cortocircuito. Il resto è una partita a scacchi giocata a colpi di date e cifre (spesso contraddittorie), ma anche di simboli, perché i bilanci non sono mai solo numeri: raccontano scelte, priorità, idee diverse di città.
La seduta di ieri sera
La discussione sulla variazione di bilancio comincia con la voce calma di Mario Drudi, capogruppo del Partito Democratico. Mette giù cornici, delimita il ring, spiega – riferendosi ai recenti casi di micro-criminalità – che Cesenatico “non è una metropoli sudamericana”.
“La polemica – dice – ha senso se resta entro certi confini, siamo una città turistica, qui ci vivono tante famiglie, tante imprese e certe narrazioni non ci fanno bene”. E subito piazza la pietra angolare: la variazione di bilancio non è un colpo di teatro, ma un modo per non lasciare inerte il residuo 2024 e la quota di IMU sulle piattaforme, per dare copertura – ora, subito – ad opere già pronte in progettazione. L’obiettivo è nitido: completare i cantieri nei primi mesi del 2026.
“Il verde che entra in variazione – ricorda – è straordinario, cioè strutturale: aiuole, rotonde, piazze da rigenerare, non sfalci di routine (quelli sono nel bilancio corrente 2026)”. Sui conti Drudi non si ferma alle cifre: “investimenti per circa 3,7–3,8 milioni senza nuovi mutui – precisa – e non è un dettaglio banale”; il debito comunale “sceso dagli oltre 60 milioni del 2015 a quota 35–36”. Sono numeri – evidenzia – che non fanno rumore in piazza come una rotonda rifiorita, ma che cambiano il respiro dell’ente. Poi – per arginare le accuse di una città degradata – il jolly dei numeri: “Carte alla mano – sillaba sfidando l’arena – l’amministrazione Gozzoli ha investito molto di più sul piano asfalti di quanto non abbia fatto quella di Buda. E’ la riprova che qui nessuno vuole dare lezioni – conclude – ma che nessuno può impartircele a noi”.
La replica ha il tono più acceso di Roberto Buda, che prende la parola e porta con sé il brusio dei commenti social, i post che sgranano litanie di buche e marciapiedi, le periferie che si sentono ai margini della foto. “In nove anni – riassume – di risorse ne avete avute tantissime: autovelox, tassa di soggiorno, PNRR, IMU. Ma la città giudica dalle manutenzioni che vede e il giudizio non è lusinghiero”. La critica non è urlata; è più tagliente quando scivola nel dettaglio, citando i commenti social ai margini dei post Facebook del sindaco Gozzoli: gli elenchi delle vie dissestate, i giardini come jungle, la pineta infestata dalle erbacce, le luci rotte, quel senso di “programmazione” che, in qualche quartiere, i cittadini dicono di non scorgere.
Poi un passaggio decisivo, che è anche memoria politica: il percorso IMU sulle piattaforme non spunta dal nulla; affonda in anni di istruttorie, di uffici che provano a costruire una via praticabile. “Lo abbiamo innescato – rivendica – quando non era scontato. Ci abbiamo creduto mentre l’attuale sindaco ci diceva che quei soldi non sarebbero mai arrivati”. È l’eterna questione della paternità amministrativa: chi ha acceso il primo fiammifero e chi ha soffiato sul braciere per tenerlo vivo.
Poi un altro deja-vù: la postilla sul bilancio che portò al commissariamento della sua amministrazione, il dardo che l’opposizione lancia come un tic ogni qual volta i toni si accendono: “Il Commissario – ricorda l’ex sindaco – approvò il bilancio così com’era, con i pareri tecnici favorevoli. Finimmo commissariati non per questioni amministrative, ma politiche. Alcuni ex colleghi consiglieri volevano mandarmi a casa, tanto che, alle elezioni successive, cambiarono schieramento”.
A chiudere, il sindaco Matteo Gozzoli. La sua è una cucitura di cronologie che, a suo dire, punta a raddrizzare la linea spezzata del racconto. “L’Imu sulle piattaforme? Non abbiamo mai avuto problemi ad ammettere che tutto è nato con la vostra amministrazione – dice – ma gli avvisi di accertamento che hanno portato le prime risorse sono partiti nel 2017 con la mia amministrazione. È giusto dirlo perchè non lo dice nessuno”. Ma non è un monologo di merito: “Molti percorsi – ricorda – iniziano con una giunta e si chiudono con un’altra: funziona così”.
La parte più ruvida è sulle annate che bruciano: il consuntivo 2015 con un disavanzo di amministrazione da 1,8 milioni, più il disavanzo tecnico nel 2016 a bilancio (“colpa di Renzi”, aveva detto Buda) con l’assestamento di luglio (circa 4 milioni) per mettere in sicurezza i conti bloccando spese non obbligatorie”. “Giorni difficili e complicati – ricorda – fu un percorso lastricato di difficoltà, perchè quella, come testimoniano gli atti di allora, era la situazione che abbiamo ereditato. Cominciammo a respirare solo con l’anno nuovo”.
Poi – dopo un avvertimento (“non credo che i cittadini si esaltino per queste dispute”) – l’invito a tutta l’assise, quello di passare dalle cifre alle cose, dai comunicati ai cronoprogrammi: “Ci sono tanti nodi irrisolti? Vero, ma alla fine del mandato manca più di un anno e i conti – dice – li faremo alla fine”.