Anno nuovo, tassa più salata: dal 1° gennaio 2026 anche in Romagna entra in vigore l’aumento del 10% del bollo auto disposto dalla Regione Emilia-Romagna. Una decisione annunciata nei mesi scorsi e ora operativa per tutti gli automobilisti, senza distinzioni, con la giustificazione di “garantire e rafforzare” servizi fondamentali come sanità e interventi di messa in sicurezza del territorio.
Nelle province romagnole la misura rischia di farsi sentire in modo particolare: qui l’auto è spesso indispensabile per lavoro e studio, soprattutto per chi vive nelle aree interne o si sposta quotidianamente tra costa e città. L’aumento arriva mentre molte famiglie fanno già i conti con spese in crescita e con la necessità di muoversi per raggiungere poli produttivi, scuole e servizi.
Secondo le stime richiamate nel dibattito, in Emilia-Romagna circolano oltre 3 milioni di autovetture e la maggiorazione dovrebbe portare circa 50 milioni di euro in più nelle casse regionali, innalzando il gettito complessivo della tassa automobilistica fino a circa 550 milioni.
Proprio questo punto alimenta la contestazione dell’Aci, che parla di automobilisti trattati come un “bancomat” e critica l’idea di coprire le esigenze di bilancio con rincari generalizzati, invece di intervenire prima su spese e sprechi.
Critiche anche dall’opposizione: Fratelli d’Italia sottolinea l’assenza di correttivi legati al reddito o alla classe ambientale dei veicoli e descrive l’aumento come un colpo ulteriore per pendolari e lavoratori. Il bollo più caro, sostengono, si somma ad altri interventi fiscali regionali già varati o annunciati, accentuando la pressione su cittadini e imprese.