22 Settembre, 2026 Cesenatico

Indennizzi ai balneari, il Pd riminese contro De Pascale

La lettera firmata da 64 esponenti del Pd riminese contro gli indennizzi ai balneari non è solo uno schiaffo politico a Michele de Pascale: è la spia di un dissenso rimasto a lungo sommerso. Per anni, in Romagna, molti dem hanno storto il naso davanti all’idea di risarcire i concessionari che dovessero perdere le spiagge alle future gare. Ma non lo dicevano. O, meglio, lo sussurravano nei corridoi. Oggi, con geometrica coerenza con il loro Credo, lo mettono nero su bianco.

Il casus belli arriva dopo il TTG, quando il governatore dell’Emilia Romagna si allinea alle aperture di Matteo Salvini: “Giusto riconoscere un ristoro”. E per farlo il Ministro s’inventa una geniale modifica del Codice della Navigazione. 

La reazione è immediata e organizzata. In calce al testo compaiono ex amministratori, sindacalisti, segretari locali: da Maurizio Melucci a Meris Soldati, fino a ex sindaci e assessori della provincia. Un pezzo consistente della sinistra Pd riminese che, con toni duri, accusa il presidente di “improponibilità” e “ingiustizia”. Il punto politico, per i democratici, è nitido: dopo anni di sentenze e richiami europei, le gare vanno fatte, senza prelazioni e senza costruire paracaduti economici che alterano la concorrenza.

La missiva, però, vale più delle sue righe. In Romagna, culla storica dell’impresa balneare, il tema è da sempre scivoloso: difendere la “rendita di posizione” è impopolare a sinistra, ma criticare frontalmente un settore simbolo dell’economia locale è altrettanto rischioso. 

Così, mentre i governi prorogavano, nel Pd si preferiva la diplomazia. Oggi quel galateo si incrina: i 64 rivendicano che il Codice della navigazione è chiaro sui beni non amovibili alla scadenza, ricordano i no di Bruxelles sugli indennizzi come aiuti distorsivi e, soprattutto, marcano una linea politica alternativa a quella del presidente.

Dall’altra parte, le associazioni di categoria serrano i ranghi. Mauro Vanni (Confartigianato) accusa i critici di non capire gli investimenti delle microimprese e agita lo spettro delle “multinazionali” pronte a fare shopping di litorali. È lo schema classico: tutela degli investimenti contro concorrenza aperta. Ma la novità è che la discussione, finora gestita in punta di fioretto, esce allo scoperto proprio dove sembrava più difficile: nel cuore della riviera.

Per il Pd romagnolo è un passaggio identitario. Non solo una disputa tecnica, ma una scelta di campo su concorrenza, legalità e uso del demanio. I 64 mettono la firma sotto ciò che molti pensavano e pochi dichiaravano: basta ambiguità, sì alle gare senza scorciatoie. La quiete balneare, almeno in politica, è finita.

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