1) Bandieri, con l’accordo a sorpresa fra Comune e Falkensteiner, il Pd vi ha tolto uno dei pochi “cavalli di battaglia” della prossima campagna elettorale…
Non credo, anche perché i problemi di Cesenatico, purtroppo, vanno ben oltre il dossier Falkensteiner. Due anni fa questa amministrazione ha approvato il nuovo piano urbanistico, il PUG: uno strumento che, se usato bene, dovrebbe incentivare i privati a modernizzare le strutture turistico-ricettive. Invece è successo l’opposto: lo strumento urbanistico è diventato penalizzante per chi vuole riqualificare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da anni non si vedono cantieri, non si vedono gru, non si vede rinnovamento. Quanto a Falkensteiner, parliamo di un grande operatore internazionale nell’hôtellerie di lusso. Quando venne presentato il primo progetto, questa amministrazione lo accolse con freddezza e lo bocciò; ed anche in Consiglio comunale il Pd si mostrò contrario. Nonostante questo, nell’interesse della città, noi abbiamo continuato a lavorare: interlocuzioni costanti con l’imprenditore, pressione politica, tentativo di non farlo scappare. La vera svolta, però, è arrivata quando i cittadini di Cesenatico hanno espresso chiaramente la volontà di vedere rigenerato quel pezzo di quartiere fermo da anni. A quel punto anche il Pd ha capito che non si poteva perdere un’occasione così. Resta il tema dell’equilibrio: il Pd era contrario al residenziale, poi ha cambiato improvvisamente rotta concedendo fino al 40% dei volumi. Forse troppo. Noi avevamo proposto una distribuzione diversa: prevalenza di ricettivo, una quota di abitativo e una parte commerciale per dare vita al quartiere tutto l’anno.
2) Avete criticato aspramente il bilancio di previsione ma non avete presentato emendamenti: come mai?
Dal Dopoguerra a oggi è difficile ricordare un’amministrazione con così tante risorse disponibili: Imu sulle piattaforme, fondi PNRR, contributi regionali, trasferimenti statali e proventi da autovelox. Parliamo di oltre 15 milioni di euro che, ogni anno, foraggiano le casse comunali. A nostro parere, con tutti quei soldi, la città doveva essere più in ordine di come la troviamo oggi. Penso a strade, marciapiedi, manutenzioni, arredo urbano. E soprattutto: nell’ultimo bilancio non c’è nulla che guardi davvero alla crescita economica. Sono nove anni, ad esempio, che questa giunta non parla di rilancio della campagna, come se la politica si facesse solo in centro storico. Inoltre, come abbiamo ripetuto più volte, non c’è nessuna grande opera capace di generare sviluppo nei prossimi anni. Un esempio? Un complesso termale al Parco di Levante: durante la nostra amministrazione erano stati avviati molti passaggi, poi tutto si è bloccato con il Pd. Questo bilancio, e vengo alla sua domanda, non si “aggiusta” con qualche emendamento: andava ripensato in modo radicale. Le nostre proposte le portiamo in Commissione e in Consiglio: se vogliono far proprie alcune idee, possono farlo. Peraltro, durante il nostro mandato, il Pd in cinque anni non presentò mai emendamenti…
3) Guardando il numero di interpellanze, mozioni e interrogazioni, l’opposizione sembra un po’ indolente…
Non condivido. Interveniamo costantemente in Consiglio, portiamo proposte e utilizziamo gli strumenti a disposizione, come il question time. Per altro, la nostra opposizione non si è mai limitata alla critica: abbiamo sempre affiancato alle contestazioni delle proposte alternative concrete. Rispetto a noi, e di questo bisogna rendergliene merito, il Pd è molto più bravo ad enfatizzare i suoi successi, anche quando non sono tali. Come, ad esempio, la campagna politica sul ponte di viale Roma e sul futuro ponte del Gatto, che non nascono da un’idea di questa giunta, ma da una legge dello Stato (emanata dopo il crollo del Ponte Morandi) che ha imposto a tutti i comuni le verifiche statiche sui propri ponti. E lo stesso vale per i controlli anti-sismici sulle scuole: anche in quel caso, non si tratta di uno scrupolo di questa amministrazione, ma di un obbligo imposto dalla Legge a cui nessun ente pubblico poteva sottrarsi”.
4) Con la storia dell’Imu sulle piattaforme siete sembrati monotematici, a tratti petulanti…
Capisco che ai cittadini interessi poco chi abbia iniziato per primo un percorso complesso. Però la verità conta. Dal 2016 quella strada ha portato già 2,5 milioni (le prime due annualità richieste da noi). Poi il Pd ha proseguito, ma sono serviti altri 7-8 anni prima di incassare nuove somme: sarà un caso? Oggi parliamo di cifre enormi: oltre 11 milioni già entrati e circa 25 milioni ancora attesi. Inoltre si è creata un’entrata ricorrente da circa 600 mila euro l’anno. Non è poco. Ecco perchè, per rispetto dei fatti, se il Pd tenta di riscrivere la storia per “farsi bello” davanti alla città, è doveroso respingere questa narrazione e raccontare le cose come, in effetti, sono andate.
5) Avete detto no alla legge regionale sugli affitti brevi: come pensate di risolvere la carenza di case per le giovani coppie?
Per noi quello della proprietà è un principio non negoziabile: chi possiede un immobile deve poterlo utilizzare come ritiene. Questo però non significa ignorare l’emergenza abitativa, che a Cesenatico è reale. Oggi una giovane coppia fatica a costruire un futuro qui, anche con accesso al mutuo. Tutti dicono di voler vivere a Cesenatico, ma da trent’anni gli abitanti sono sostanzialmente gli stessi: segno che politiche familiari e di sviluppo non funzionano. Noi abbiamo proposto più volte misure concrete, ad esempio un fondo dedicato per attenuare il problema. Nel bilancio, però, non c’è nulla.
6) Il Pd ha ricambio generazionale. Voi fate fatica ad attirare giovani: perché?
In questa regione, dove il Pd ha un controllo storico su molti luoghi di potere, fare politica nel centrodestra senza “garanzie” e senza posti da promettere a fine carriera in enti pubblici è più difficile. Detto questo, negli ultimi anni abbiamo costruito una base di giovani che partecipano con interesse e voglia di mettersi in gioco. La disaffezione verso la politica è trasversale, ma anche nel centrodestra c’è un vivaio che sta crescendo.
7) Fratelli d’Italia rivendica il candidato sindaco…
Hanno anche chiarito che ogni passaggio sarà concordato con gli alleati, ed è questo ciò che conta. In nove anni di opposizione abbiamo sempre trovato un’intesa: sono certo che sarà così anche sulla candidatura. In questi due mandati siamo rimasti uniti e coesi; abbiamo commesso errori, ma oggi siamo pronti a tornare ad amministrare e a dare un nuovo slancio a una città troppo a lungo rimasta ingessata. Abbiamo già alcuni nomi disponibili: quando sarà il momento, insieme, sceglieremo la persona più adatta.
8) Sulla Caritas, però, il centrodestra si è diviso…
È vero, ma non è un dramma. Nella nostra area politica ci si confronta: il pensiero unico non ci rappresenta e, su un tema con implicazioni etiche e religiose, è normale che emergano sensibilità diverse. Il punto che ci ha divisi riguarda soprattutto l’ubicazione: serve un luogo che garantisca privacy a chi usufruisce del servizio e che non crei criticità al turismo, considerando che si parla del pieno centro.
9) La consigliera Lina Amormino sembra poco inserita nei vostri dibattiti…
Lina Amormino è una persona di valore e di grande spessore morale. È attenta ai bisogni delle persone e, quando possibile, ha votato con noi. Sarà una risorsa importante nella prossima sfida elettorale.
10) Avete sempre sostenuto che senza di voi il Grand Hotel Da Vinci non sarebbe nato. Paola Batani, però, vi ha smentiti…
È comprensibile che l’imprenditrice abbia risposto così. Ma resta un dato: la nostra amministrazione ha creato le condizioni e sostenuto il percorso, collaborando per raggiungere un obiettivo chiaro: dare alla città una struttura ricettiva di alto livello, aperta tutto l’anno, capace di rivitalizzare quell’area e generare valore. Anche nella zona ex Nuit avevamo lasciato basi solide per un altro intervento alberghiero importante che, insieme alle terme, avrebbe dato a Cesenatico una connotazione più annuale e più qualitativa. Il Pd ha bloccato tutto. Infine, la scelta dell’amministrazione Pd di costituirsi parte civile nel processo a Buda (poi assolto) racconta un modo di fare politica che, a nostro avviso, tenta di eliminare l’avversario usando lo strumento giudiziario.