A Cesenatico c’è chi lo conosce per il lavoro, chi per le mostre, chi per quella passione contagiosa che mette insieme sport, musica e ricordi: Damiano Saulig è un volto noto in città, dove gestisce la sua stamperia e, insieme alla famiglia, un’attività di elettrodomestici sul lungomare, accanto al ristorante “Le 3 Caravelle”.
Ed è proprio in quella “bottega” affacciata sul lungomare che prende forma l’ultima fatica editoriale: “Tracce – Il ciclismo siamo noi. Biografie di grandi ciclisti italiani”, un libro-manuale pensato come guida consultabile, da sfogliare senza fatica ma con la sensazione di avere tra le mani un pezzo di storia.
Saulig si definisce un grande appassionato di ciclismo con una confessione che spiazza e incuriosisce: “Non sono mai andato in bicicletta…”. Eppure, da 25 anni raccoglie autografi e cimeli, inseguendo campioni e storie, spesso a partire proprio da Cesenatico. “Molti li ho incontrati qui”, racconta, indicando pareti e raccoglitori: una collezione che, a sentirlo parlare, sembra non finire mai. “Quando scavi in quei faldoni” esce sempre qualcosa: un incontro, un aneddoto, una firma.







Il volume è costruito con un’idea chiara: una scheda per pagina, “due tracce veloci”, informazioni essenziali e immediate. Un almanacco enciclopedico che resta fedele a una scelta identitaria: solo ciclisti italiani, niente stranieri. Il percorso segue i tre Grandi Giri – Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta – e si arricchisce di capitoli “di contesto” che raccontano il dietro le quinte della cultura ciclistica: la storia del primo Giro, le maglie, le borracce e il portaborracce, la musette (il tasca-pane) e altre curiosità che riportano alla fatica e al fascino delle corse di una volta.
Sono 163 pagine rilegate e progettate da Saulig in prima persona: grafica, layout, descrizioni. Un gusto dichiaratamente vintage, fatto di ritagli, scontorni, dettagli che “muovono” la pagina. E dentro, dove possibile, anche materiali della sua inestimabile collezione: maglie e cimeli personali che diventano illustrazione e prova tangibile di una ricerca lunga anni. Non tutto è “certificato” nel senso collezionistico del termine, ammette, ma ogni oggetto porta con sé fogli, note, tracce scritte: una memoria che si compone per stratificazione, come un inesauribile archivio domestico.
E il collezionismo, nel suo caso, non resta mai fine a se stesso. Le sue mostre, ricorda, hanno spesso avuto ingresso gratuito con offerta libera devoluta in beneficenza all’associazione “Chi Burdèl”. Un modo per restituire alla comunità ciò che la comunità gli riconosce: credibilità, relazioni e quella capacità rara di trasformare la passione in un racconto condiviso: “Il mio sogno? Trovare uno spazio espositivo permanente in cui convogliare tutti i miei cimeli”.
Tra sport e musica – vinili, autografi pazzeschi e pezzi originali – Saulig continua a tenere insieme le “tracce” di mondi diversi. Ora, però, quelle tracce sono diventate carta stampata: un libro che parla di ciclismo, ma anche di Cesenatico e di chi la vive andando a caccia di storie.
