22 Settembre, 2026 Cesenatico

La Confcommercio: “Negozi soffocati dagli Ipermercati voluti dalla Regione”

Il commercio locale paga un conto salato per scelte normative e urbanistiche di lungo periodo. Giancarlo Andrini, presidente di Confcommercio Cesenatico, non usa giri di parole: “Le leggi di ieri producono gli effetti di oggi”. La liberalizzazione delle licenze ha spalancato le porte “a aperture improvvisate” e a “una crescita disordinata dei pubblici esercizi”.

“Dall’oggi al domani – dice durante il talk di Adac al Da Vinci – abbiamo contato 70–80 nuove licenze tra bar e ristoranti solo a Cesenatico”. In parallelo, la pianificazione regionale ha incoraggiato l’espansione di centri commerciali e ipermercati, determinando una pressione asfissiante sul dettaglio tradizionale: “Le piccole botteghe alimentari del centro storico sono state sopraffatte da una rete di supermercati nati da un disegno programmato dalla Regione, non da esigenze del tessuto urbano”.

Il risultato è un paesaggio commerciale omologato: punti vendita che “vendono di tutto” senza specializzazione, vie con vetrine uguali e una qualità percepita che scende. “Si è sottovalutata la peculiarità territoriale: la Romagna vive di prossimità, relazione, servizio. Se sostituisci la varietà con scatole standard, perdi identità e attrattività turistica”. La prova? Oggi si tenta, con progetti di partenariato, di ricreare quel mix che c’era prima: “Ma ricostruire ciò che si è perso – avverte – è difficilissimo.”

Per invertire la rotta Andrini propone tre leve. Formazione specifica e obbligatoria per chi vuole accendere nuove insegne: “Senza cultura d’impresa non si va da nessuna parte”. Linee di credito a lungo termine e agevolate per la riqualificazione di negozi e locali, “così da alzare gli standard e non competere solo sul prezzo”. Infine, una nuova stagione di pianificazione: “Stop alle sovrapposizioni di insegne, equilibrio tra GDO e vicinato” ed un’offerta ricettiva “all’altezza delle richieste”.

Il messaggio è anche motivazionale: “Non dobbiamo avere paura del futuro. Servono coraggio e regole chiare: qualità, competenze e investimenti. Così Cesenatico può tornare ad essere unica e competitiva, non l’ennesima fila di insegne tutte uguali”. 

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