A Cesenatico c’è chi sogna in grande partendo da cose semplici: farina, lievito, forno acceso e quel profumo che mette d’accordo tutti. È il caso di Deborah S., cittadina di Cesenatico con un’idea concreta e un obiettivo chiarissimo: aprire una focacceria e trasformare il lavoro che già sta facendo in un’attività tutta sua.
Per provarci ha scelto una strada ormai normale anche per i progetti “di paese”: una raccolta fondi su GoFundMe (leggi qui). Perché sì, succede: qualcuno ci riesce, qualcuno costruisce davvero un pezzetto di futuro grazie a una rete di piccoli contributi. E perché non tentare?
Poi, però, arriva lui: il refuso. Piccolo, innocente, fulmineo come certe distrazioni da smartphone. Nel titolo, invece di “focacceria”, compare “ficacceria”. Una vocale soltanto, eppure basta a cambiare atmosfera: da “merenda” a “malinteso”, da “croccante” a “colpo di tosse”, con quella frazione di secondo in cui la mente del lettore prende una curva imprevista e… arrossisce.
Niente di grave, sia chiaro. Anzi: l’effetto è quasi da commedia gentile, quella dove si ride senza ferire nessuno. Perché il contesto salva tutto: la foto chiarisce subito che qui si parla di impasti, non di doppi sensi; di vassoi, non di allusioni. E così il titolo diventa una specie di gancio involontario: fa sorridere, crea un attimo di imbarazzo collettivo (di quelli che passano in fretta) e soprattutto fa una cosa utilissima nel mare infinito dei link: si fa notare.
In fondo, la storia è questa: Deborah S. vuole mettersi in gioco e chiede una mano per farlo. Se poi, strada facendo, una lettera ribelle trasforma la focaccia in un piccolo sketch da tastiera, pazienza. L’importante è che, dietro la “i” scappata, resti ben visibile la “o” più sostanziosa: quella di opportunità.
