22 Settembre, 2026 Cesenatico

Romagna sott’acqua: per colpa dell’erosione entro il 2070 rischiamo di perdere il 30% dei turisti

Il recente Rapporto della Società Geografica Italiana, dedicato all’impatto della crisi climatica sui territori e sui paesaggi costieri italiani, restituisce un quadro inquietante sul futuro della Riviera romagnola. Il documento mostra con impietosa precisione come la costa continui ad abbassarsi, il mare ad avanzare e il futuro del turismo, da sempre motore economico del territorio, non possa più essere dato per scontato.

Secondo gli esperti, entro la metà del secolo (2050) le prime aree a rischio di allagamento permanente riguarderanno i litorali più bassi tra Goro e Cesenatico. Entro la fine del secolo (2100), l’innalzamento medio del livello del mare, stimato tra 60 e 100 centimetri negli scenari climatici peggiori, potrebbe sommergere oltre 3.000 ettari di suolo costiero romagnolo. Terreni agricoli, pinete, campeggi, alberghi e tratti di litorale: ciò che oggi rappresenta l’identità della costa romagnola rischia di trasformarsi in una nuova geografia lagunare.

I dati più allarmanti riguardano il tratto fra Comacchio e Rimini, classificato nel Rapporto come “zona critica” per la subsidenza antropica dovuta alle estrazioni di acqua e gas naturale. A questo fenomeno si sommano l’urbanizzazione costiera e il consumo di suolo, che negli ultimi decenni non si sono mai arrestati. La costa arretra in media di 1,2 metri l’anno, con punte di 2,5 metri nei tratti più fragili.

Negli ultimi vent’anni sono stati investiti oltre cento milioni di euro in ripascimenti sabbiosi, interventi che la stessa Società Geografica definisce “temporanei e illusori”: soluzioni tampone che permettono di guadagnare tempo solo in apparenza, senza affrontare le cause strutturali del problema. Il paradosso è evidente: si aggiunge sabbia per compensare quella che il mare si riprende, mentre la pianura costiera continua ad abbassarsi.

Il documento parla senza mezzi termini di “crisi del modello balneare romagnolo”: non solo per effetto del cambiamento climatico, ma per l’ostinazione con cui si continua a difendere un assetto territoriale ormai obsoleto. Stabilimenti costruiti a ridosso dell’acqua, località turistiche impermeabilizzate e paesaggi cementificati riducono drasticamente la capacità naturale di assorbire e gestire le mareggiate.

Il rischio non è solo ambientale, ma anche economico. Se nulla cambierà, tra il 2045 e il 2070 le proiezioni stimano fino a un -30% di presenze turistiche, legato alla riduzione degli arenili e della balneabilità lungo le coste italiane. Per la Romagna sarebbe un colpo durissimo, per un comparto che già oggi vive su stagioni brevi e margini sempre più risicati.

Così potrebbe presentarsi il nostro litorale tra poche decine d’anni: stabilimenti balneari inghiottiti dal mare, alberghi diroccati e chiusi, spiagge erose e un’economia locale in affanno, travolta dall’acqua e dall’incapacità di cambiare modello.

La Voce Romagnola

Ci aspetta questo futuro?

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