E’ un “grande classico” della truffa all’italiana, il paese dove – si sa – l’occasione fa (quasi sempre) l’uomo ladro.
L’ultima vittima è Alexandra C., una donna di Cesenatico che, giovedì scorso, tornando verso la sua auto parcheggiata in via Monte Nerone, a pochi passi dalla chiesa di Madonnina Santa Teresa, si è accorta che sulla carrozzeria c’era un’evidente ammaccatura, la classica “botterella” di qualche automobilista distratto.
Un’imprecazione colorita ma subito una speranza: sotto il tergicristallo sventola un bigliettino con un numero di telefono. Un segno di civiltà – pensa la donna – da parte di un cittadino desideroso di riparare al danno.
Peccato che, dopo un paio di chiamate, quel numero si rivelerà falso, messo lì solo perché – evidentemente – qualche passante, accortosi della scena, lo teneva d’occhio. Un po’ come quando fingiamo di chinarci per raccogliere la cacca del nostro cane e poi, accertato di essere soli, ci rialziamo fischiettando.
E allora, come protocollo impone, alla donna non resta che l’appello social: “Se qualcuno avesse visto qualcosa mi faccia sapere”, scrive in un post. Non certo una speranza vana perché – come diceva il grande Totò – siamo italiani e, quindi, oltre che geniali truffatori, siamo anche un popolo di inguaribili spioni.