7 Novembre, 2026 Cesenatico

Le notti magiche perdute e gli smash che possono salvarci

Cesenatico, in fondo, conosce bene i riti dell’estate. Li conosce come si conoscono certe canzoni che non passano mai di moda. Le famiglie che passeggiano sul lungomare, il profumo di piadina che arriva fino alla battigia, i bambini con ancora la sabbia sulle gambe e quei maxi schermi che, nelle grandi occasioni, diventano quasi un secondo mare: un mare di persone, facce rivolte verso l’alto, mani tra i capelli, urla, abbracci tra sconosciuti.

Ma stavolta c’è un posto vuoto. Ed è grande.

L’Italia fuori dai Mondiali non è soltanto una questione di calcio. È una questione di estate. Di abitudini. Di emozioni collettive. Di quelle “notti magiche” che ormai non sono più notti e, peggio ancora, rischiano di essere diventate soltanto magiche nei ricordi.

Sono passati più di dieci anni da quando ci siamo abituati a guardare – ogni due anni – gli azzurri come una certezza estiva, come si guarda il tramonto sul porto canale: sai che arriverà. E invece no. Niente schermi pieni di bandiere. Niente tavolate che si interrompono al novantesimo. Niente gente che corre sul lungomare dopo un gol all’ultimo minuto.

Anche turisticamente è una piccola ferita. Perché il turismo non vive soltanto di ombrelloni e prenotazioni. Vive di attese. Vive di pathos. Vive di quei momenti in cui cento persone diventano mille e mille sembrano una sola.

Per anni il calcio ha fatto questo mestiere benissimo: ha venduto emozioni gratuite, aggregazione, ricordi destinati a restare.

Adesso, però, forse la vita sta preparando un cambio di sceneggiatura.

Magari niente urla alle dieci di sera davanti a un rigore. Magari niente “po-po-po-po-po-po-po”. Però attenzione: potrebbe arrivare un ragazzo dai capelli rossi a salvarci l’estate.

Perché viene quasi da immaginarli già, i maxi schermi sulla spiaggia di Cesenatico. Magari non in notturna. Magari con il sole ancora alto. Tutti a guardare Jannik Sinner al Roland Garros, ricordando quella finale dell’anno scorso persa contro Alcaraz dopo aver lasciato scappare tre match point. E poi Wimbledon, il re dei tornei dello Slam, dove invece aveva messo tutti in fila battendo proprio Alcaraz.

Sarebbe una sostituzione curiosa. Dal pallone alla pallina. Dai gol ai passanti. Dalle punizioni all’incrocio ai colpi sulla riga.

Ma in fondo le emozioni non guardano il regolamento.

E allora chissà. Magari questa estate, sulla Riviera romagnola, sentiremo ancora qualcuno urlare. Non “gol!”, stavolta.

Però quasi.

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