C’è un angolo di Cesenatico che racconta più di tanti libri. È lo Squerino, il piccolo specchio d’acqua davanti alla Casa del Pescatore, a pochi passi dal traghetto. Un luogo apparentemente defilato ma dal valore simbolico enorme, perché racchiude una parte fondamentale della memoria storica della città marinara.
Proprio da qui nasce l’iniziativa di un gruppo spontaneo di cittadini della Valona, formato da pescatori di oggi e di ieri e da residenti dello storico quartiere, intenzionati a creare un comitato cittadino per riportare l’attenzione sullo stato degradato di questo spazio e restituirgli la funzione e l’immagine che per decenni lo hanno contraddistinto.
Secondo i promotori, lo Squerino avrebbe progressivamente perso la propria identità. Gli ormeggi, nati per ospitare piccole imbarcazioni legate alla tradizione della marineria locale, oggi sarebbero occupati in larga parte da gommoni, natanti in plastica e barche anonime prive di qualsiasi collegamento con la storia originaria del porto canale.
Ma come è stato possibile ridurre quello scorcio prezioso di storia della marineria in un cimitero di barche? Per capire bisogna tornare a 20 anni fa, quando la gestione di quel luogo venne assegnata dall’allora sindaco Nivardo Panzavolta alla Casa del Pescatore con un obiettivo chiaro: gestire gli ormeggi dentro quell’invaso. Un compito complicato tanto che la cooperativa, che allora come oggi aveva priorità più stringenti, decise di delegare quell’incombenza ad alcuni vecchi pescatori del rione.
Il tempo però, anziché mettere ordine alle cose, le confuse ancora di più, fino a quando – con l’espediente del “prestanome” – in tanto cedettero il loro posto barca a chi ne aveva bisogno. Non pescatori della tradizione, ma barcaioli occasionali alla ricerca di un ormeggio gratuito. Fu soprattutto quel modus operandi che, nel corso degli anni, trasformò un luogo identitario in un rimessaggio qualsiasi.

“Ma non parliamo di un garage in cui ognuno può mettere ciò che vuole – spiegano i promotori –. Questo è uno dei luoghi più rappresentativi di Cesenatico e merita rispetto. Lo Squerino dovrebbe profumare ancora di legno, catrame, reti e remi. Non può diventare un miscuglio di imbarcazioni senza alcun legame con la nostra tradizione”.
Il progetto non nasce contro qualcuno, ma a favore di un’idea precisa di tutela. I residenti immaginano infatti uno spazio capace di dialogare con la Casa del Pescatore e il Centro Studi Calisese, creando una sorta di museo all’aperto dove le barche stesse diventino parte integrante del racconto storico della città.
I più anziani ricordano ancora quando lo Squerino era una piccola spiaggia con la sabbia e le banchine molto più basse, dove trovavano posto le piccole battane dei marinai, le barche delle lampare, il maestro d’ascia “Tambur” che lavorava il legno e il catrame per calafatare gli scafi. Scene di vita quotidiana che oggi sopravvivono soltanto nei ricordi di chi è cresciuto in quel quartiere.
Per questo il nascente comitato chiederà anche una verifica sull’attuale gestione degli ormeggi, affinché possano essere assegnati a chi di dovere e valorizzati secondo criteri coerenti con il valore storico del luogo.
L’obiettivo, spiegano i promotori, “non è togliere semplicemente delle barche, ma restituire allo Squerino la sua funzione originaria”. Perché quel piccolo specchio d’acqua non è un angolo qualsiasi del porto canale: è uno dei luoghi dove Cesenatico continua a riconoscere le proprie radici. E quando un luogo perde la propria identità, a impoverirsi non è soltanto il paesaggio, ma la memoria stessa di una comunità.
FOTO ANDREA MEDRI


















