7 Novembre, 2026 Cesenatico

L’omaggio di Mario Drudi a Bettino Craxi: il “revisionismo” che interroga il Pd

C’è un gesto, apparentemente semplice, che pesa più di molte mozioni: un mazzo di fiori deposto sulla tomba di Bettino Craxi a pochi giorni dall’anniversario della morte (19 gennaio 2000). 

Mario Drudi, capogruppo PD a Cesenatico (che, per altro, ha sempre rivendicato la sua geneaologia socialista), non compie soltanto un atto personale di memoria. Compie, consapevolmente o no, un atto politico: entra in un luogo che per decenni la sinistra ha considerato impraticabile, se non proibito. Hammamet è stata il confine simbolico tra due Italie: quella che ha liquidato Craxi come emblema di corruzione e quella che, soprattutto a destra, lo ha riabilitato come statista “tradito” da una stagione giudiziaria.

Il punto, però, non è scegliere una tifoseria retroattiva. Il punto è riconoscere che la storia non si lascia ridurre ad un banale capo d’accusa. Per il Pd – erede, anche se per vie tortuose, di culture politiche che in Tangentopoli trovarono una rivincita morale – la vicenda Craxi è stata a lungo un monolite: finanziamento illecito, fuga, latitanza, fine. 

La “questione morale” ha funzionato come scorciatoia identitaria: rassicurante, netta, spendibile. Ma proprio perché netta, ha rischiato di diventare una rimozione: di politiche industriali, di collocazione internazionale, di modernizzazione (e dei suoi costi), di un’idea di autonomia nazionale che in Sigonella trovò il suo fotogramma più famoso. Dire “no” all’alleato quando l’alleato fa il bullo non è un dettaglio: è una concezione della sovranità dentro l’Occidente, non contro l’Occidente.

Il gesto di Drudi, corredato da uno scritto di grande significato politico, segnala che qualcosa si muove: un revisionismo non necessariamente indulgente, ma più adulto. 

Non si tratta di santificare Craxi, né di archiviare la responsabilità personale e politica di un sistema di finanziamento degenerato. Si tratta di sottrarre la memoria pubblica alla caricatura. 

Craxi non può passare alla storia “semplicemente” per essersi messo soldi in tasca, così come non può essere assolto “semplicemente” perché seppe essere decisionista e internazionale. La maturità sta nel tenere insieme entrambe le cose: lo statista e il nodo morale, il coraggio e l’ombra.

Forse è questo che oggi, lentamente, il PD intuisce: che una sinistra che vuole governare il presente non può temere la complessità del proprio passato. Deporre fiori non significa cancellare; significa riaprire una domanda. E le domande, in politica, sono spesso l’inizio di una verità più utile delle sentenze gridate.

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