22 Settembre, 2026 Cesenatico

L’ordinanza più trasgredita dell’anno: “niente botti”, ma a mezzanotte Cesenatico si trasformerà in una piccola Fuorigrotta

C’è un paradosso che si ripete ogni anno con la stessa precisione del conto alla rovescia: l’ordinanza che vieta i botti di Capodanno è, quasi sempre, l’ordinanza più violata e trasgredita dell’anno. 

Si firma, si pubblica, si annuncia. E poi, allo scoccare della mezzanotte, come da copione, partono petardi, raudi, botti di varia fantasia. A volte anche piccoli spettacoli pirotecnici “pilotati” in qualche frazione di Cesenatico, magari più periferica, o lungo la spiaggia, dove l’orizzonte aperto sembra dare l’illusione che tutto sia più innocuo e meno rischioso.

Non serve fingere sorpresa: è un’abitudine a cui ormai siamo abituati. Il fascino del petardo ha i suoi adepti anche qui, e ogni Capodanno lo conferma. Ma una cosa è la tradizione, un’altra è la leggerezza. Perché basta un attimo – una miccia corta, una mano incerta, un colpo che non parte e qualcuno che “ci riprova” – per rovinarsi la notte e, peggio, l’anno intero. E a pagare non è solo chi accende: spesso di mezzo ci finiscono bambini, passanti, animali terrorizzati, o chi semplicemente stava rientrando a casa.

Allora, senza fare i maestrini e senza illusioni: se dovete proprio “sparare”, almeno fatelo con la testa. Niente fuochi in mezzo alla gente, niente lanci in strada, niente balconi e cortili stretti. Mai in mano: si appoggia, si accende e ci si allontana. Mai vicino a auto, bidoni, siepi, materiale infiammabile. Se un petardo non parte, non si insiste e non lo si raccoglie: si lascia perdere, punto. Tenete lontani i più piccoli, e ricordate che “in spiaggia” non significa “in sicurezza”: il vento cambia traiettoria, la sabbia nasconde residui, e basta una scintilla nel posto sbagliato.

Il senso del divieto, alla fine, non è rovinare la festa: è evitare che le prime ore del 2026 inizino con sirene, medicazioni e lacrime. Festeggiare si può. Farlo senza lasciare feriti – o spaventare un intero quartiere – si deve.

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