Succede tutto a luglio, il mese che dovrebbe trainare la stagione. Mentre operatori e destinazioni della Romagna si spremevano le meningi cercando di capire per quale ragione i turisti se n’erano andati altrove, la Bild Zeitung, il giornale più letto in Germania, usciva con un bizzarro reportage di confronto: da una parte l’Italia, dall’altra non la Grecia o la Spagna ma… la Bulgaria. Una comparazione che a noi non verrebbe mai in mente e che, invece, per i tedeschi è considerata assolutamente plausibile.
Il verdetto implicito, per quanto conti, è rapido: l’Italia mantiene charme e immaginario, ma il miglior rapporto qualità-prezzo sarebbe sul Mar Nero. Un articolo tra tanti? Forse. Ma – hainoi – pubblicato nel momento più sensibile dell’anno, quando ogni scelta del pubblico tedesco pesa, quando “perché luglio è andato così?” è la domanda che ci facciamo più spesso.
Raccontare il fatto serve a evitare due errori opposti: minimizzare (“non conta nulla”) o drammatizzare (“è un complotto”). Il punto non è mettere sotto processo la Germania, né ignorare la forza dei prezzi nella decisione di viaggio. Il punto è notare come, ancora una volta, una parte influente della stampa popolare tedesca adotti un angolo narrativo che ci penalizza: si accenna al nostro valore simbolico e culturale ma – con tutto il rispetto per la Bulgaria – lo si relativizza subito con una comparazione non omogenea per storia, infrastrutture, servizi e posizionamento. Non gridiamo all’ingiustizia; constatiamo però che, comunicativamente, questo frame orienta. E in luglio, orientare significa incidere.
Vale anche la pena ricordare che Bild non rappresenta “tutta la Germania”. Esistono mercati, media e pubblici che ci stimano e ci scelgono. Tuttavia, la risonanza di un titolo popolare non è neutra: arriva a milioni di lettori, si sedimenta in conversazioni, diventa metro di paragone al momento di prenotare.
Non è un’impressione dell’ultima ora. Chi segue la stampa popolare tedesca sa che Bild coltiva da anni un’antipatia ricorrente verso l’Italia, più di rado celebrata per ciò che funziona e più spesso raccontata attraverso cliché di comodo: “belli ma cari”, “belli ma disorganizzati”, “belli ma inaffidabili”.
È una chiave tabloid, aggressiva per natura, che privilegia il titolo a effetto e i confronti sbilanciati: allarmi su prezzi e caos estivi, enfasi su traffico, scioperi e maltempo, fino alle stagionali gare di paragoni in cui l’Italia parte già con il cartellino giallo. Non diciamo che rappresenti il sentire di tutta la Germania, ma constatiamo che questo filtro – ripetuto, amplificato, sincronizzato spesso con i mesi cruciali dell’alta stagione – finisce per erodere la nostra reputazione proprio quando il mercato decide.
In chiusura, nessuna crociata. Diciamo con chiarezza che, per l’ennesima volta, l’articolo della Bild è stato inopportuno nel timing e parziale nel metodo, e che simili narrazioni, sommate, possono spiegare una parte delle nostre fatiche estive.
Leggi l’articolo della BILD