La discussione sui lupi entra nel vivo anche in Romagna. Dopo gli episodi nel riminese – l’ultimo a Ferragosto con una cagnolina sbranata davanti a casa – la Regione chiede al governo un piano organico: regole chiare, stessi criteri ovunque e risorse per gestire gli esemplari aggressivi.
La cornice è la legge sulla montagna, appena varata dal Senato, che recepisce il declassamento UE dello status di protezione e introduce un tetto annuale di abbattimenti. Ma per l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi non basta: “Il lupo non conosce confini, servono strumenti nazionali e l’aggiornamento del Piano Lupo”.
Intanto l’Emilia-Romagna stanzia 300mila euro per prevenzione, indennizzi e informazione. Nel territorio si stimano 40–48 branchi (5–6 capi in media): la presenza è ormai frequente anche a bassa quota.
In Romagna le segnalazioni non riguardano solo l’entroterra: a Cesenatico, in passato, cittadini e forze dell’ordine hanno registrato passaggi nelle aree verdi e periurbane, alimentando timori tra residenti e operatori agricoli. Tra chi invoca abbattimenti mirati e chi chiede convivenza con recinzioni, la partita resta aperta: la Regione promette ascolto, ma aspetta da Roma una regia unica per evitare decisioni disomogenee e “effetti confine”.