La presenza del lupo in Romagna, ormai stabile da oltre dieci anni, sta diventando una criticità sempre più evidente per agricoltori e comunità. Nelle prime colline cesenati – ieri un nuovo attacco ad un’azienda di Mercato Saraceno – gli allevamenti estensivi vivono sotto pressione continua: greggi e mandrie sono costantemente esposti all’azione predatoria con indennizzi giudicati insufficienti. “Così – denuncia Cia Romagna – molte aziende rischiano di chiudere con conseguenze economiche e ambientali gravi per tutto il territorio”.
Segnalazioni, in passato, sono arrivate anche dalle campagne di Cesenatico: alcune rivelatesi infondate, altre invece ritenute piuttosto credibili, a conferma di una diffusione della specie che non riguarda più solo le aree collinari.
Il successo della conservazione del lupo, favorito dalle norme di tutela e da habitat più favorevoli, ha moltiplicato i conflitti con le attività umane, inclusi casi di attacchi ad animali d’affezione. A livello europeo, il Consiglio ha modificato la direttiva Habitat abbassando il livello di protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”, aprendo la strada ad una gestione più flessibile.
Intanto in Italia è in discussione la riforma della legge 157/92 sulla fauna selvatica, che introduce il principio della “gestione” al posto della sola “tutela”. La proposta recepisce richieste avanzate dagli agricoltori: piani di contenimento, misure di autodifesa, sanzioni per chi ostacola i controlli e un ruolo più forte delle organizzazioni agricole.
Per Cia Romagna occorre pragmatismo: innalzare i massimali degli aiuti europei, oggi insufficienti, e garantire regole che bilancino tutela ambientale e salvaguardia delle aziende agricole, presidio fondamentale delle aree interne.