7 Novembre, 2026 Cesenatico
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Madonna di Campiglio, il Giro torna nel luogo che spezzò la carriera di Pantani

Quando il Giro torna a Madonna di Campiglio, l’Italia del ciclismo trattiene il respiro. Qui, il 5 giugno 1999, Marco Pantani chiuse con un assolo regale la tappa Predazzo–Madonna di Campiglio: ultimo trionfo al Giro, maglia rosa saldissima, distacchi pesanti, folla in delirio. 

Il giorno dopo, prima della partenza della penultima frazione, il controllo ematico rilevò un ematocrito a 52% (oltre il limite allora consentito): esclusione immediata, ritiro dell’intera Mercatone Uno, classifica riaperta. La corsa finì a Ivan Gotti, non a chi l’aveva dominata. Quel mattino segnò “l’inizio della fine” sportiva del Pirata.

Attorno a quel test si sono stratificate inchieste, ipotesi e controverse ricostruzioni (persino il sospetto di manipolazioni esterne), ma un dato è rimasto nella coscienza popolare: Campiglio è il confine tra l’epopea e il precipizio. Per molti tifosi, la salita dove Pantani si alzò sui pedali fu anche il luogo in cui il ciclismo italiano perse l’eroe che lo aveva riportato al centro del mondo. 

Nel ricordo collettivo, la sequenza è cinematografica: il taglio del traguardo, la rosa in spalla, la notte breve, l’alba dei prelievi, l’annuncio che gela la valle. “Mi hanno fregato”, dirà lui. E per chi ama il ciclismo, tornare a Campiglio significa ripercorrere quella parabola, tra applausi e brividi, sapendo che la maglia rosa sul palco di allora fu l’ultima della sua vita al Giro.

Se oggi una tappa di Corsa Rosa si chiude o riparte da qui, l’effetto è doppio: sportivo e memoriale. I corridori affrontano una montagna che pesa nelle gambe; i tifosi, una memoria che pesa nel cuore. Forse è anche per questo che Campiglio commuove: perché ricorda a tutti quanto sottile sia il filo tra gloria e caduta, e quanto lunga, in Italia, resti l’ombra luminosa di Marco Pantani.

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