6 Novembre, 2026 Cesenatico

Maggio 1941, il giorno in cui Cesenatico tese una mano ai perseguitati

Nel maggio del 1941, mentre l’Europa era travolta dalla guerra e anche l’Italia fascista irrigidiva persecuzioni e discriminazioni contro gli ebrei, da Cesenatico partì un gesto silenzioso ma straordinario. Ottantacinque anni dopo, nel maggio 2026, quella storia torna a parlarci con forza.

Il protagonista si chiamava Bernhard Brumer (nella foto), poi italianizzato in Bernardo Brumer. Nato a Vienna nel 1894, si era trasferito a Milano nel 1922 insieme alla moglie Helene Rosenbaum. In Italia aveva costruito una nuova vita: era diventato responsabile della sede italiana della Thonet, celebre azienda produttrice di mobili in legno curvato. Una famiglia integrata, laboriosa, inserita nel tessuto economico del Paese.

Tutto cambiò con le leggi razziali del 1938. La condizione di Brumer divenne progressivamente più difficile, fino all’internamento in un campo a Pescara dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Per il regime, la sua origine ebraica bastava a trasformarlo in un nemico.

Fu allora che entrò in scena Augusto Degli Angeli, imprenditore cesenaticense e titolare della ditta ADAC, fabbrica di giocattoli e mobili in legno situata nella zona di ponente del porto canale. Degli Angeli conosceva Brumer come esperto di legnami e ne apprezzava competenza e serietà. Così, proprio il 5 maggio 1941, presentò alla Prefettura una richiesta formale per ottenerne il trasferimento a Cesenatico, sostenendo che senza il suo contributo la produzione avrebbe subito un grave danno.

La richiesta venne accolta. Brumer lasciò il campo di internamento e raggiunse Cesenatico. Poco dopo arrivarono anche la moglie e l’anziana suocera. In una stagione segnata dalla paura e dall’obbedienza al regime, qualcuno scelse invece la strada della responsabilità personale.

Non fu un gesto clamoroso, non riempì le cronache del tempo, non cercò applausi. Ma ebbe un valore immenso: offrì protezione e dignità a una famiglia colpita dalla persecuzione.

Nel maggio 2026, a 85 anni da quella decisione, vogliamo ricordare questa vicenda per restituire ai posteri una pagina luminosa della storia cittadina. Perché anche nei tempi più bui esistono persone capaci di opporsi all’ingiustizia con gli strumenti più semplici e più rari: il lavoro, il coraggio, l’umanità.

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