Sia chiaro: questo è un articolo da menagrami. Di quelli da leggere facendo gli scongiuri, con una mano sul ferro e l’altra fate vobis. Però, siccome la stagione è alle porte e negli ultimi anni la realtà ha spesso superato la fantasia, tanto vale giocare d’anticipo e guardare in faccia la malasorte, sperando magari di intimidirla.
Da dove partire, se non dalla geopolitica? Se i conflitti internazionali dovessero allargarsi ancora, con nuove tensioni e nuovi attacchi nelle aree strategiche del mondo, il turismo ne risentirebbe subito. Perché ogni guerra, anche se lontana, finisce per produrre gli stessi effetti: meno viaggi, più paura, più prudenza, meno prenotazioni. E una Riviera che vive di spostamenti, famiglie e vacanze programmate potrebbe pagare a caro prezzo gli effetti collaterali della terza guerra mondiale a puntate.
Poi c’è il caro energia, che è meno spettacolare delle bombe ma spesso altrettanto micidiale. Se il costo di luce e gas dovesse impennarsi ancora, per alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari diventerebbe un esercizio di equilibrismo. Tenere accesi condizionatori, cucine, frigoriferi, lavanderie e servizi potrebbe trasformarsi da normale gestione a sport estremo. E se insieme dovesse decollare anche il prezzo di benzina e diesel, magari fino a cifre da collezione, una parte dei turisti potrebbe decidere che sì, il mare è bello, ma meglio quello più vicino a casa. Cesenatico, in quel caso, rischierebbe di diventare una meta da turismo di prossimità, più da gitarella regionale che da vera vacanza.
Naturalmente non può mancare il meteo impazzito, ormai presenza fissa di ogni stagione. Un’alluvione, un nubifragio, settimane di pioggia, eventi estremi in serie: la Romagna sa bene che non si tratta più di ipotesi da romanzo catastrofico, ma di possibilità concrete. E basta poco, soprattutto a inizio stagione, per mandare in tilt attività, strutture, viabilità e umore generale.
Poi c’è il capitolo mare, che dovrebbe essere la nostra cassaforte e invece ogni tanto decide di metterci alla prova. I divieti di balneazione da escherichia coli, magari dopo forti precipitazioni o per cause mai chiarite del tutto, sono una di quelle cose che fanno danni materiali ma soprattutto d’immagine. La mucillagine, vecchia conoscenza dell’Adriatico, resta un fantasma che nessuno vuole rivedere. E poi meduse, magari più numerose e più urticanti del solito, che non aiutano esattamente la promozione del bagno rilassante.
Nel catalogo delle possibili seccature entra di diritto anche il granchio blu, che per ora si vede soprattutto in porto e nelle acque interne della Vena Mazzarini, ma che nessuno gradirebbe in versione presenza fissa sulla battigia. Così come non aiuterebbero invasioni di cavallette, già viste in passato, magari più spettacolari che pericolose ma perfette per trasformarsi in tormentone social. E già che ci siamo, mettiamoci anche i ratti nelle zone a mare, problema noto e segnalato da tempo: una di quelle questioni che finché restano marginali si ignorano, ma se esplodono poi diventano devastanti per l’immagine.
Insomma, le possibilità perché qualcosa si metta di traverso non mancano. E proprio per questo, senza cedere al catastrofismo preventivo ma con un pizzico di salutare ironia, conviene nominarle tutte. Un po’ per scaramanzia, un po’ per esorcizzarle, un po’ perché negli ultimi tempi il vero ottimista non è quello che finge che vada sempre tutto bene, ma quello che si prepara al peggio e spera comunque in un’estate memorabile.