21 Settembre, 2026 Cesenatico

Medici indagati a Ravenna, frasi choc nelle chat: “Gli facciamo il c… a ‘sti sbirri maledetti”

Non solo cartelle cliniche e certificati. Nel fascicolo dell’inchiesta di Ravenna sui presunti “certificati anti-rimpatrio” spuntano decine di chat e alcune intercettazioni ambientali che, secondo la Procura, racconterebbero più di una semplice “routine ospedaliera”. 

I messaggi – ora messi a disposizione delle difese – sono una parte consistente del materiale su cui si fonda la richiesta di misura cautelare: la sospensione dalla professione per un anno per otto medici dell’ospedale di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato.

L’interrogatorio di garanzia davanti al gip Federica Lipovscek, previsto inizialmente per ieri, è stato rinviato al 12 marzo dopo la richiesta dei legali di avere tempo per esaminare la documentazione. Una mole imponente: quasi 400 pagine, comprese le informative di Sco e Squadra Mobile depositate il 2 febbraio, oltre a estratti delle conversazioni.

Il punto, per gli inquirenti, è capire se dietro molte delle “non idoneità” ai CPR (i centri di permanenza per i rimpatri) ci fosse un approccio aprioristico, più che valutazioni cliniche caso per caso. In alcune chat emergerebbe l’idea che la certificazione possa diventare uno strumento per esprimere contrarietà alle procedure di accompagnamento. In un passaggio, un interlocutore esterno al reparto – un medico non ravennate a cui diversi sanitari si sarebbero rivolti – si lascia andare a toni durissimi contro le forze dell’ordine (“Gli facciamo il c… a ‘sti sbirri maledetti”) commentando l’emissione di ulteriori certificati.

Non tutte le voci però vanno nella stessa direzione. Tra i dialoghi compare anche la posizione di un medico non indagato, in servizio alle Malattie Infettive, che avrebbe messo in guardia i colleghi: niente “non idoneità” automatiche, ma valutazioni motivate solo in presenza di ragioni specifiche.

I numeri riportati negli atti: tra settembre 2024 e gennaio 2026 sarebbero stati 64 gli irregolari accompagnati in reparto per la valutazione di idoneità. Dieci, secondo quanto riferito, avrebbero rifiutato la visita; 20 avrebbero ottenuto il via libera; 34 sarebbero stati dichiarati non idonei. Il settore – viene richiamato – è regolato dal decreto ministeriale del maggio 2022: patologie psichiatriche o infettive, o condizioni suscettibili di peggiorare durante il rimpatrio, possono determinare la “non idoneità”. 

La Procura sostiene tuttavia che una parte delle 34 valutazioni negative sia stata “arbitraria” e, nella richiesta di interdizione, ricostruisce anche i precedenti penali attribuiti ad alcuni dei soggetti dichiarati non idonei. Un ulteriore elemento, per gli investigatori, è che quasi nessuno tra i non idonei risulterebbe poi preso in carico dall’Ausl Romagna dopo le visite.

Tra i passaggi più delicati, infine, c’è quello relativo al “modulo” di non idoneità: nelle chat si discuterebbe di un fac-simile da far circolare e di come modificarlo per evitare contestazioni. L’indagine, secondo la ricostruzione, sarebbe partita il 10 luglio 2025 dopo un certificato con allegata una bozza di modulo di valutazione, riconducibile a documenti disponibili online. Da lì, l’accelerazione investigativa. 

Nel frattempo, fuori dall’ospedale la tensione resta alta: il 16 febbraio i sanitari hanno manifestato a sostegno degli otto colleghi finiti sotto inchiesta. Ora la partita si sposta in aula, tra carte, perizie e la lettura – riga per riga – di quelle chat.

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