Nel ciclismo contemporaneo i paragoni sono un riflesso automatico: ogni fenomeno genera subito il suo “nuovo Merckx”. Eppure, quando a parlare è proprio Eddy Merckx, la prospettiva cambia. Nell’intervista rilasciata a Il Giornale, la leggenda belga tocca tanti temi e nomi – da Pogacar a Evenepoel – ma è una frase soltanto a bucare davvero la pagina: “Pantani il più grande scalatore di sempre”.
Un’investitura netta, senza condizioni e senza nostalgia di maniera. Perché detta da Merckx non è una carezza romantica al passato: è una sentenza tecnica e simbolica. Significa riconoscere in Marco Pantani non solo l’esplosività, non solo le giornate da fuoco, ma una forma di superiorità in salita che trascende le epoche: ritmo, scatto, leggerezza, capacità di trasformare la montagna in spettacolo e sofferenza in arte.
Merckx non cancella il presente – definisce Pogacar campione completo, “testa da fuoriclasse assoluto” – ma sceglie Pantani come vertice puro dell’ascesa. E in un’era ossessionata dai numeri, quel giudizio restituisce al ciclismo una misura diversa: la grandezza che si riconosce anche senza calcolatrice, quando la strada sale e resta solo il coraggio.
Nella foto Eddy Merckx con la moglie a spasso a Cesenatico nell’estate del 1968 alla vigilia della tappa del Giro d’Italia Cesenatico – San Marino (cronometro individuale)