7 Novembre, 2026 Cesenatico

Morte Pantani, la Procura di Trento verso l’archiviazione: “Fu lasciato solo”

A oltre vent’anni dalla morte di Marco Pantani, la Procura di Trento chiede l’archiviazione dell’ultima inchiesta aperta sul caso che continua a dividere l’opinione pubblica italiana. La richiesta, firmata dalla pm Patrizia Foiera, riguarda sia le ipotesi di omicidio legate alla morte del campione romagnolo nel 2004, sia i presunti collegamenti tra la sua esclusione dal Giro d’Italia del 1999 e ambienti della criminalità organizzata.

Nelle oltre 150 pagine depositate in procura, il magistrato evidenzia soprattutto “l’invalicabile ostacolo del decorso del tempo” rispetto a fatti avvenuti ormai più di venticinque anni fa. Un tempo che, secondo la relazione, ha reso impossibile individuare responsabilità penali concrete o raccogliere prove tali da sostenere una condanna in tribunale. Molti protagonisti di quella stagione non ci sono più, altri ricordi risultano frammentari e le dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini non hanno trovato adeguati riscontri investigativi.

Il passaggio più forte della richiesta di archiviazione riguarda però il ritratto umano e sportivo di Pantani. La procura descrive il “Pirata” come un uomo progressivamente isolato, “tecnicamente e oggettivamente solo”, travolto da un clima pesantissimo nel ciclismo di fine anni Novanta, segnato dalle inchieste sul doping e da tensioni interne al mondo sportivo. Pantani, si legge negli atti, sarebbe stato percepito come una sorta di simbolo della ribellione contro quel sistema, senza però ricevere protezione o sostegno adeguati.

Sotto la lente degli investigatori era tornata soprattutto la vicenda di Madonna di Campiglio, il 5 giugno 1999, quando Pantani venne escluso dal Giro d’Italia mentre indossava la maglia rosa. Negli anni, attorno a quella esclusione sono nate ipotesi di complotti, combine e interessi legati alle scommesse clandestine della camorra. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e gli approfondimenti della Commissione Antimafia avevano portato alla riapertura dell’inchiesta nel 2021, con nuove testimonianze, intercettazioni e acquisizioni documentali.

Nonostante gli approfondimenti investigativi, la Procura conclude oggi che non esistono elementi sufficienti per sostenere l’ipotesi di un omicidio o di un intervento criminale dietro l’esclusione dal Giro. Resta però, nelle parole della relazione, il senso di una vicenda umana e sportiva drammatica, consumata nella solitudine di un campione che il ciclismo e il suo tempo non riuscirono a salvare.

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