7 Novembre, 2026 Cesenatico

Mozione per la pace, ma in aula scoppia la guerra (di nervi)

Doveva essere la serata della concordia, della mozione che abbraccia il mondo, della politica che si veste di buoni propositi e parla la lingua universale della pace. E invece, come spesso accade quando si prova a scrivere “pace” a caratteri cubitali, in aula è finita che si è letto “scintille”. Altro che colombe: sono volati sguardi, frizioni e parole che con la diplomazia hanno un rapporto complicato.

Il ring si è materializzato attorno a Cesenatico Civica. Al centro, Mauro Bernieri, il consigliere comunale più esperto del Consiglio, intento a leggere il suo intervento con il tono di chi vuole mettere un punto fermo: voto favorevole, sì, ma con un “però” grande così. Perché nella versione finale della mozione sarebbe sparita la parte legata alla radice giudaico-cristiana dell’Europa, e Bernieri – da buon cattolico – quel taglio lo ha voluto sottolineare.

Fin qui, normale dialettica. Poi però entrano in scena i rumori di fondo: la compagna di banco, Monia Rustignoli, sghignazza. Un dettaglio? Macché. Bernieri, sentendosi preso in giro, sbotta: le dà del “clown”. Sipario. Anzi no: colpo di teatro vero. Si mette il cappotto e se ne va, lasciando aula e maggioranza a gestire il gelo improvviso. Mozione per la pace, primo abbandono tattico.

Ma non è finita. Quando il consigliere Zarrelli legge il suo intervento e torna, più o meno, sullo stesso passaggio delle radici giudaico-cristiane, dai banchi della maggioranza parte un commento che non ha bisogno di interpretazioni: un “ma vaccagare” attribuito a Mauro Palazzi, capogruppo di Cesenatico Civica. Nitidamente sentito da Zarrelli, dalla minoranza ma – dettaglio decisivo – apparentemente non dalla presidente del Consiglio, Cristina Baiardi, che infatti dichiara di non aver udito.

Da lì nasce l’inevitabile secondo round: Zarrelli chiede un richiamo formale. Baiardi ribadisce di non aver sentito (“E lei non può darmi della bugiarda…”). Palazzi ammette di aver pronunciato la frase, però sostiene che non fosse riferita a quanto stava dicendo Zarrelli. Insomma: l’arte antica del “l’ho detto, ma non era per te”. Un teatrino non proprio edificante, soprattutto mentre si discute di pace con l’ambizione di parlare al mondo intero.

E così la mozione, più che una bandiera, diventa uno specchio: si può anche firmare un testo pieno di buone intenzioni globali, ma poi basta una risatina, una parola tagliata e un insulto in controluce per far emergere la verità più rognosa. Le frizioni più insanabili, alla fine, non sono quelle lontane. Sono quelle di casa.

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