7 Novembre, 2026 Cesenatico

Mozziconi di sigaretta, i filtri restano nell’ambiente per decenni e si trasformano in microplastiche

Non finiscono con l’ultima boccata. I mozziconi di sigaretta, una volta dispersi nell’ambiente, continuano infatti a lasciare tracce per molti anni. A dimostrarlo è una ricerca dell’Università Federico II di Napoli, pubblicata sulla rivista Environmental Pollution, che ha seguito per 120 mesi l’evoluzione dei filtri nel terreno, valutandone le trasformazioni chimiche, microbiologiche e tossicologiche.

Il dato centrale dello studio è netto: i filtri in acetato di cellulosa non si biodegradano davvero, ma si frammentano progressivamente in microplastiche persistenti. In pratica, il mozzicone non scompare, ma cambia forma e continua a restare nel sistema ambientale.

La velocità di degradazione varia in base al contesto. In ambienti urbani o poveri di attività biologica, dopo dieci anni può essere ancora presente circa metà del filtro. Nei suoli sabbiosi la perdita di massa è più elevata, mentre nei terreni ricchi di sostanza organica si arriva a una degradazione più avanzata. Anche in questi casi, però, non si osserva una completa mineralizzazione del materiale.

Accanto alla persistenza fisica, emerge anche il tema dell’ecotossicità. I mozziconi freschi risultano particolarmente nocivi: il percolato prodotto dai filtri può avere effetti rilevanti già a basse concentrazioni su organismi sensibili utilizzati nei test ambientali. Con il passare del tempo la tossicità diminuisce, ma non si annulla del tutto.

Il quadro che ne emerge ribalta un luogo comune: il filtro non è un rifiuto innocuo e a rapida scomparsa, ma un oggetto monouso destinato a restare nell’ambiente per anni, talvolta per decenni.

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