C’è un altro modo, forse ancora più autentico, per raccontare Damiano Saulig. Non solo attraverso il libro “Tracce – Il ciclismo siamo noi”, nato dalla sua passione per le storie e i campioni del pedale, ma entrando idealmente nella sua “casa museo” di Sala, dove il collezionismo diventa racconto, memoria e restituzione alla comunità. Un patrimonio prezioso che oggi lancia anche un messaggio chiaro: questi cimeli cercano a Cesenatico uno spazio espositivo stabile, una galleria, un museo, una stanza dedicata dove poter essere custoditi e mostrati in maniera permanente.
Saulig, collezionista e filantropo, conserva da anni una straordinaria galleria di reperti che compongono una personale enciclopedia sentimentale dello sport italiano. Nella sua mansarda non ci sono soltanto oggetti: ci sono simboli. C’è, ad esempio, il disco in legno e acciaio di Adolfo Consolini, il gigante dell’atletica azzurra che vinse l’oro olimpico a Londra 1948 e fu più volte primatista mondiale nel lancio del disco. A pochi passi, il gagliardetto della Nazionale firmato da Azeglio Vicini riporta alle Notti Magiche di Italia ’90, alla guida di una delle Nazionali più amate di sempre. E poi il pallone e gli album Panini autografati da Paolo Rossi, il “Pablito” del Mundial 1982, capocannoniere di quella Coppa del Mondo con sei gol e Pallone d’Oro nello stesso anno.
Il percorso nella memoria prosegue sul ring, con un guantone firmato da Loris Stecca, campione del mondo WBA dei supergallo nel 1984, e con un giornale d’epoca autografato da Nino Benvenuti, oro olimpico a Roma 1960 e poi campione mondiale tra i professionisti, icona elegante e popolare della boxe italiana. Sono testimonianze che parlano di epoche diverse, ma della stessa fame di riscatto, talento e bellezza sportiva.




E ancora: una canotta di Valentina Vezzali, regina del fioretto e prima donna nella storia olimpica della scherma a conquistare cinque ori; un remo appartenuto a Josefa Idem, protagonista di una carriera eccezionale impreziosita da cinque medaglie olimpiche e da numerosi titoli mondiali; una t-shirt di Pietro Mennea, la “Freccia del Sud”, campione olimpico nei 200 metri a Mosca 1980 e autore di uno dei gesti più iconici dell’atletica italiana.
Ma nella raccolta di Saulig non c’è soltanto sport. Tra i cimeli custoditi nella casa museo trovano posto anche due mini chitarre dal forte valore simbolico: una firmata da Lucio Dalla durante un suo concerto a Cesenatico, l’altra autografata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Due oggetti che allargano ancora di più il respiro della collezione, trasformandola in un racconto della memoria italiana che unisce sport, emozioni, musica e cultura popolare.
È questo che rende speciale la raccolta di Saulig: non l’accumulo, ma il senso. Ogni cimelio è una porta aperta su una grande pagina dello sport italiano, ogni firma è una traccia di umanità prima ancora che di gloria. E così la sua casa museo, più che una collezione privata, somiglia a un luogo della memoria condivisa: un viaggio appassionato dentro i miti, le imprese e le emozioni che hanno fatto innamorare intere generazioni.
Proprio per questo, oggi, questa straordinaria raccolta cerca un futuro pubblico. Damiano Saulig chiede a Cesenatico uno spazio espositivo permanente, un luogo adeguato dove poter custodire, mostrare e condividere questi cimeli con cittadini, appassionati e visitatori. Una galleria, un museo, una sala dedicata: qualsiasi soluzione capace di dare visibilità stabile a un patrimonio che non appartiene soltanto a un collezionista, ma idealmente a tutta la comunità.
Info
Il libro Tracce – Il ciclismo siamo noi. Biografie di grandi ciclisti italiani è in vendita allo Spazio Pantani e alla stamperia Easytake al civico 171 del lungomare Carducci.


