22 Settembre, 2026 Cesenatico

Non è romagnola, ma la sua piadina è una delizia

Milano nel cuore, la Romagna nelle mani. Enrica Bonanomi scopre la Riviera da bambina, se ne innamora e, nel 2006, decide di trasformare quell’amore in una scelta di vita: aprire una piadineria a Cesenatico Ponente. Tra farina, olio di gomito e caparbietà, costruisce nel tempo una realtà che resiste alle crisi, al Covid e ai cambiamenti del turismo, restando fedele allo spirito semplice e autentico della zona.

La storia

Enrica Bonanomi, milanese doc, comincia a frequentare la Riviera Romagnola fin da bambina. La sua prima vacanza a Gatteo Mare risale al 1980, quando aveva appena tre anni. Da allora, ogni volta che il lavoro glielo permetteva, è tornata con regolarità. Dopo anni da turista arriva la svolta: si trasferisce in Romagna e nel 2006 decide di aprire una piadineria.

Come è nata l’idea di aprire una piadineria a Cesenatico?
«È stato quasi per gioco: l’idea mi è venuta dopo aver conosciuto una ragazza che aveva deciso di lasciare la sua attività qui a Cesenatico, proponendomi di rilevarla. I costi, però, erano eccessivi. Ma proprio quell’offerta ha acceso in me il desiderio di provare ad aprire qualcosa di mio qui in Romagna. La prima scelta è stata una piadineria e, dopo alcune ricerche, ho trovato un locale a Ponente. Così, nel 2006, ho aperto la Piadineria Blue Moon». 

Come ha imparato a fare la piadina?
«Anche in questo caso è nato tutto un po’ per caso, ma aprire una piadineria restava una sfida: non essendo romagnola, poteva sembrare un azzardo. Dopo aver iniziato a preparare le mie prime piadine, le portavo alle signore dei negozi accanto. Sentirmi dire: ‘Non sei romagnola, ma la tua piadina è buona’ è stato bellissimo. Da quel momento in poi, la mia ricetta è cambiata molte volte perché, nel tempo libero, andavo ad assaggiare la piadina ovunque per poterla perfezionare». 

E quando si è resa conto di avere in mano un prodotto davvero valido?
«Le materie prime sono fondamentali in questo lavoro e dunque all’inizio cercavo chi potesse fornirmi i prodotti necessari. Per la farina mi recai in un mulino a Savio, spiegando che, dovendo aprire una piadineria, avevo bisogno di un fornitore stabile. Lì conobbi un signore di nome Ciro: aveva novant’anni, un gran uomo. Con lui seguii un corso in cui imparai moltissime cose sulla panificazione, sulle differenze tra le farine e sui loro utilizzi. Quel corso fu un’esperienza bellissima: ho imparato tanto e da lì è cominciata davvero la mia avventura in piadineria». 

Il carovita ha avuto un impatto sulla sua clientela? E se sì, in che modo?
«Cambiamenti significativi ne ho visti solo raramente. Ad esempio, mi è capitato di vendere una Coca-Cola con quattro cannucce o di avere a pranzo clienti che si portavano l’acqua da casa. Ma nessun problema. Un momento davvero difficile è stato il periodo del Covid. Abbiamo reinventato la nostra offerta appoggiandoci a piattaforme come Just Eat o Glovo, ma non è stato semplice. Sono comunque riuscita a resistere grazie alla mia clientela, soprattutto attraverso le consegne a domicilio». 

Secondo lei, cosa manca alla zona di Ponente per diventare competitiva quanto la parte “centrale” di Cesenatico?
«Io credo che a Ponente non manchi nulla. Abbiamo una nostra identità, diversa dal centro e non è un male. I turisti preferiscono soggiornare qui perché è più spazioso, c’è più verde e più tranquillo. Inoltre attraversare il porto canale è semplice, in un attimo sei dall’altra parte. A mio parere, l’unica cosa su cui bisognerebbe davvero intervenire sono le colonie. Lavoro qui da vent’anni: sono stati promessi interventi di riqualificazione, ma è cambiato troppo poco». 

Immaginando di essere sindaco per un giorno, con budget illimitato, quali interventi farebbe per valorizzare e migliorare la zona di Ponente?
«Sarò ripetitiva, ma cercherei di demolire quei soggiorni marini e riqualificherei tutta l’area. E, nonostante io gestisca una piadineria, a volte mi sembra di essere un’agenzia immobiliare: tutti cercano casa, chi per lavoro, chi per studio, chi semplicemente vorrebbe una seconda abitazione al mare. L’area delle colonie è talmente ampia che si potrebbe fare qualsiasi cosa e, perché no, persino aprire un bel cinema all’aperto. Il potenziale di Ponente è enorme. Di certo la manterrei così: tranquilla, ariosa e spaziosa com’è ora. Forse, a parte qualche ristorante, dopo cena c’è poco per chi vuole bere qualcosa. Ma proprio per offrire un’alternativa alla Cesenatico del Porto Canale, progetterei qualcosa di più soft: un’offerta turistica diversa, così che ognuno possa scegliere tra Ponente e Levante». 

La Voce Romagnola

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