Sulla Riviera romagnola il copione è spesso lo stesso: a giugno arrivano le telefonate per rumore, guano, sacchi dell’immondizia strappati e “attacchi” a chi sale sul terrazzo. Peccato che, come indica ISPRA, l’occupazione del sito riproduttivo dei gabbiani cominci a metà inverno, in alcuni casi già a febbraio: le coppie tornano sui tetti, si appostano, controllano camini e terrazze e diventano territoriali. È lì che bisogna muoversi, non quando il problema è già in volo.
La finestra decisiva è tra marzo e maggio. Prima si costruisce il nido e poi arrivano le uova; quando nascono i piccoli, tra fine primavera e inizio estate, gli adulti alzano il livello di difesa e i disagi aumentano. Tradotto: se a febbraio inizi a “mettere in sicurezza” il tetto, a giugno ti risparmi la guerra.
Cosa fare, concretamente? Prevenzione: eliminare materiali utili al nido (rami, detriti), tagliare erbacce su terrazzi e coperture. Sui punti più appetibili funzionano dissuasori fisici (reti, fili tesi, sistemi anti-posa) installati da tecnici.
E se il nido c’è già? Qui serve prudenza: la fauna selvatica è protetta dalla L. 157/1992 e molti Comuni ricordano che il nido può essere rimosso solo se non ci sono ancora uova o piccoli; distruggerlo durante la riproduzione è vietato e può portare a sanzioni.
La strada corretta è contattare Comune/Polizia Locale o la Provincia: gli interventi autorizzati vengono programmati per tempo, spesso tramite piani di controllo e operatori incaricati, evitando improvvisazioni e fai-da-te.