L’Oasi Costiera si sviluppa come un corridoio naturale che abbraccia fiume, foce e parchi urbani. Qui, circa vent’anni fa, accanto al letto del Rubicone, fu creato un giardino botanico capace di ricostruire habitat palustri e ripariali: canneti, rifugi per nidificazioni, stazioni di osservazione.
Il sito, ben gestito quando il responsabile era Sandro Brina, era anche sede di inanellamento scientifico: un presidio indispensabile per conoscere rotte, tempi e stato di salute delle specie migratrici. Oggi quell’area, un tempo fruibile e didattica, è diventata una foresta impenetrabile di rovi ed erbacce, simbolo di un abbandono che colpisce tanto la ricerca quanto la fruizione consapevole del territorio.

La vocazione naturalistica del Rubicone non era isolata: alla foce, sul lato di Gatteo Mare, era stata realizzata anche una torretta per il birdwatching, pensata per valorizzare l’osservazione responsabile. In parallelo, i Parchi di Levante e di Ponente a Cesenatico costituivano, insieme al giardino botanico, un sistema verde che contribuiva ai punteggi ambientali utili per la Bandiera Blu. Senza un luogo realmente attivo, curato con passione e competenza, questo tratto di costa perde uno dei suoi elementi identitari: un paesaggio ecologico vivo, capace di educare, attrarre e fare scienza.
Restituire dignità al giardino botanico non significa solo ripulire sentieri: vuol dire riattivare monitoraggi, manutenzioni leggere, percorsi di visita e collaborazione tra enti, associazioni e volontari. L’Oasi Costiera può tornare a essere laboratorio e vetrina di biodiversità; ma perché accada servono scelte chiare, continuità nella gestione e la stessa cura che, per anni, ne ha fatto un piccolo capolavoro sul fiume Rubicone.
LaVoceRomagnola