La recente sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna di una proprietaria di immobili a Bologna per “tolleranza abituale della prostituzione” potrebbe avere ripercussioni ben oltre il caso specifico. I giudici hanno infatti chiarito che non è necessario dimostrare lo sfruttamento dell’attività sessuale a pagamento: può essere sufficiente la consapevole e reiterata accettazione del fatto che un immobile venga utilizzato stabilmente come luogo di prostituzione, con un continuo afflusso di clienti.
Un principio che inevitabilmente richiama l’attenzione anche su località turistiche come Cesenatico, dove durante l’estate il fenomeno delle escort che ricevono in appartamenti privati è tutt’altro che marginale. Basta una rapida consultazione dei principali siti di annunci per rendersi conto di come, tra luglio e agosto, il numero di inserzioni riferibili a donne che operano dalla località romagnola aumenti sensibilmente rispetto ai mesi invernali.
Non esistono dati ufficiali, ma una stima basata sugli annunci pubblicati online porta a ipotizzare la presenza di almeno una ventina di appartamenti utilizzati stagionalmente per incontri a pagamento nei mesi di massima affluenza turistica. Un numero che potrebbe essere persino sottostimato, considerando il frequente ricambio degli annunci e la difficoltà di individuare con certezza il luogo effettivo in cui l’attività viene svolta.
Il fenomeno segue del resto le dinamiche del turismo. In estate aumenta la popolazione presente sul territorio, cresce la domanda di alloggi temporanei e si moltiplicano le opportunità offerte dalle locazioni brevi. In questo contesto alcune professioniste del sesso scelgono di trasferirsi temporaneamente nelle località balneari, affittando appartamenti per alcune settimane o per l’intera stagione.
La sentenza della Cassazione non mette in discussione il principio secondo cui affittare un appartamento a una persona che esercita la prostituzione non costituisce automaticamente reato. In passato la stessa giurisprudenza aveva escluso responsabilità quando il contratto di locazione era regolare e il canone corrispondeva ai valori di mercato.
Ciò che cambia è la valutazione delle circostanze concrete. Secondo la Suprema Corte assume rilievo la destinazione effettiva dell’immobile: se il proprietario è consapevole che l’appartamento viene utilizzato stabilmente per ricevere una clientela indistinta e tollera abitualmente tale situazione, il rischio di una contestazione penale diventa concreto.
Per una città come Cesenatico, dove il mercato degli affitti estivi rappresenta una componente importante dell’economia turistica, il pronunciamento suona dunque come un campanello d’allarme. Non tanto per chi concede occasionalmente un immobile senza conoscere l’attività svolta dagli inquilini, quanto per chi dovesse chiudere gli occhi davanti a utilizzi sistematici e ripetuti degli appartamenti.
La decisione della Cassazione non crea un precedente vincolante, ma offre un indirizzo interpretativo destinato a pesare nelle future decisioni dei tribunali. E mentre l’estate si avvicina, il messaggio che arriva da Roma è chiaro: la semplice proprietà di un immobile non mette al riparo da responsabilità quando la tolleranza diventa consapevole e abituale.