Polpi allevati in laboratorio e poi rilasciati in mare, con piccole tane artificiali adagiate sui fondali sabbiosi dell’Adriatico. È questa la scommessa del progetto Octo-Blu, promosso dalla Regione Emilia-Romagna insieme all’Università di Bologna, per provare ad arginare la diffusione del granchio blu, specie aliena che negli ultimi anni ha messo in crisi pesca, allevamenti di vongole ed equilibri ambientali.
L’idea nasce dall’osservazione di un dato semplice: il polpo è uno dei predatori naturali più efficaci del granchio blu. Secondo i ricercatori, una femmina adulta può consumare ogni giorno una quantità di granchi pari a circa il 10% del proprio peso. Il problema, però, è l’habitat: il polpo vive e caccia meglio tra rocce, anfratti e rifugi, mentre ampie zone dell’Adriatico settentrionale sono caratterizzate da fondali sabbiosi e poveri di ripari.
Da qui la soluzione sperimentale: calare sul fondo “casette” di mattoni, rifugi artificiali pensati per favorire l’insediamento dei molluschi. I primi esemplari nati in laboratorio dovrebbero essere rilasciati davanti a Riccione; se la prova darà risultati, l’iniziativa potrà essere estesa anche ad altre aree colpite, come Comacchio e Goro.
Il progetto suscita interesse ma anche prudenza. Parte del mondo della pesca teme che i polpi non riescano ad ambientarsi o che l’effetto sul granchio blu sia troppo limitato rispetto alla vastità del problema. I ricercatori, invece, guardano alla sperimentazione come a un possibile strumento in più, non alternativo alla pesca selettiva e agli interventi già in corso.
Octo-Blu è dunque una prova di controllo biologico in mare aperto: non una soluzione immediata, ma un tentativo innovativo di usare gli equilibri naturali per rispondere a un’emergenza ambientale ed economica.