7 Novembre, 2026 Cesenatico

Otto anni senza Azeglio: il 30 gennaio del 2018 moriva il ct delle “Notti magiche”

Il 30 gennaio non è solo una data del calcio italiano: è il giorno in cui, nel 2018, si è spento Azeglio Vicini. Allenatore gentile e rigoroso, capace di far sentire una squadra “famiglia” senza alzare la voce, è ricordato da tutti come il commissario tecnico dell’Italia di Italia ’90, quella delle “Notti magiche” e del gioco coraggioso. Prima ancora, Vicini era stato educatore di talenti: dalle giovanili azzurre all’Under 21, portando metodo e serenità in un calcio spesso urlato. 

Ed è qui che entra in scena Cesenatico, non come semplice sfondo, ma come luogo del cuore. Le cronache del 2018 raccontano che Vicini era nato a Cesena, ma era cresciuto a Cesenatico e vi tornava a vivere per diversi mesi all’anno, quando non era a Brescia. La città non lo ha mai considerato un “ospite”: lo ha sentito uno dei suoi, uno che al mare e al Porto Canale associava riposo, amicizie, abitudini. 

Dopo i funerali celebrati a Brescia, il 2 febbraio Cesenatico gli riservò un saluto collettivo nella chiesa di San Giacomo sul Porto Canale, gremita come nelle grandi occasioni. Poi l’ultimo tratto, quello più intimo: Vicini è stato sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Cesenatico, a poca distanza da un altro simbolo cittadino, Marco Pantani. 

Il legame era anche concreto: la casa della famiglia Vicini ai Giardini al Mare, all’altezza di viale Isonzo, è citata nelle iniziative nate per ricordarlo. E nel tempo Cesenatico ha trasformato l’affetto in memoria civile, intitolandogli una rotatoria sul lungomare Carducci (intersezione con viale Roma) e accompagnando eventi sportivi e commemorativi nel suo nome. È un gesto che parla della vita di tutti i giorni, perché Vicini qui non era una figura da cerimonia, ma una presenza discreta. 

Ricordare Vicini, oggi, significa ricordare un ct che seppe modernizzare senza strappi, ascoltare senza debolezze, unire senza retorica. Ma a Cesenatico significa anche altro: custodire un compaesano d’adozione che ha scelto questo porto come approdo definitivo, e che continua a insegnare, con il suo stile, che si può guidare restando umani. 

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