Nel Consiglio comunale di giovedì sera la mozione sulla pace, presentata congiuntamente da centrodestra e centrosinistra, ha ottenuto una condivisione rara: la firma di tutto l’emiciclo. Ma, paradossalmente, proprio il tema “pacifista” ha finito per accendere un dibattito ruvido e mettere in evidenza fratture politiche già emerse nelle ultime settimane.
A prendere la parola con toni polemici è stato il capogruppo di FdI, Emilio Zarrelli, che ha chiarito di aver “tentennato fino all’ultimo” prima di sottoscrivere il testo. “Non perché non sia per la pace: in quest’aula credo lo siamo tutti”, ha premesso, rivendicando però due punti, a suo avviso, “indigesti”.
Il primo è un episodio avvenuto prima della seduta: Zarrelli dice di aver trovato “sgradevole” la scena di una consigliera che rideva mentre Bernieri parlava. “I sentimenti personali vanno rispettati:, ha aggiunto, definendola comunque “una questione interna loro”.
Il secondo nodo riguarda l’impostazione culturale della mozione. Zarrelli contesta l’eliminazione del richiamo alle tradizioni giudaico-cristiane, che considera parte integrante dell’identità nazionale: “Non capisco cosa ci sia di escludente nel dichiarare ciò che siamo”. Da qui l’affondo contro la motivazione secondo cui quei riferimenti avrebbero “significati politici identitari”, e la citazione di Giovanni Paolo II per sostenere che le radici cristiane sarebbero indispensabili a comprendere l’identità europea.
Infine, Zarrelli critica anche la scelta di attenuare o togliere i riferimenti alle tensioni e alle violenze viste in alcune manifestazioni nazionali, sostenendo che “le immagini sono state trasmesse da molte reti”. La conclusione è una firma “con riserva”: sì alla mozione e al dialogo tra gruppi, ma nessuna disponibilità – avverte – a iniziative locali che si trasformino in passerelle di bandiere o in piattaforme antigovernative.