Emilien Jacquelin si concede una parentesi nel ciclismo professionistico e trasforma in realtà una passione coltivata fin dall’infanzia. Il 30enne francese di Grenoble, protagonista ai Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 con l’oro in staffetta e il bronzo nell’inseguimento, lascerà temporaneamente il biathlon per affrontare una nuova avventura su strada: dal 1° maggio entrerà infatti nella formazione francese junior Decathlon-CMA CGM con un contratto di sei mesi nell’ambito del programma NewGen.
Per Jacquelin non si tratta di una semplice esperienza collaterale. Il ciclismo è da sempre il suo grande sogno, lo sport che lo accompagna da anni anche nella preparazione estiva al biathlon. Alla base della scelta c’è una passione profonda, nata da bambino guardando le imprese di Marco Pantani al Tour de France. Un legame mai nascosto, che il francese ha voluto rendere evidente anche durante l’Olimpiade di Anterselva.
Proprio sulle nevi altoatesine, dove ha conquistato due medaglie, Jacquelin era diventato uno dei personaggi più riconoscibili della rassegna anche per il suo omaggio al Pirata. La bandana, l’atteggiamento aggressivo in gara e soprattutto l’orecchino prestato dalla famiglia Pantani avevano colpito pubblico e addetti ai lavori, trasformando quel riferimento in un segno distintivo della sua Olimpiade. E in qualche modo, almeno sul piano simbolico, Pantani gli ha portato bene: nel segno del campione romagnolo, Jacquelin ha trovato risultati, visibilità e forse anche la spinta definitiva per inseguire fino in fondo il suo sogno ciclistico.
Il francese arriva a questa svolta forte di un palmarès di assoluto rilievo: cinque titoli mondiali tra gare individuali e staffette e 62 podi complessivi in Coppa del Mondo. Numeri che certificano il valore di un atleta capace ora di rimettersi in gioco in un’altra disciplina, senza però perdere di vista il suo futuro nel biathlon.
L’obiettivo di Jacquelin, infatti, resta quello di tornare sulla neve e presentarsi da protagonista ai Giochi olimpici invernali del 2030 in Francia. Prima, però, ci sarà spazio per sei mesi da corridore professionista, in un’avventura che sa di sfida personale, passione e omaggio a un mito mai dimenticato.