L’estate si avvicina, le auto aumentano e, puntuale come una rondine di stagione, torna anche uno dei malvezzi più duri a morire sulle nostre strade: l’occupazione impropria dei parcheggi pubblici.
La scena è nota. C’è chi piazza una sedia, chi utilizza i bidoni della raccolta differenziata come improbabili “segnaposto”, chi sistema un vaso di fiori e chi, con maggiore spirito d’iniziativa, arriva a collocare vere e proprie fioriere o aiuole pesanti, trasformando di fatto uno stallo pubblico in un parcheggio privato. Peccato che privato non sia.
Le segnalazioni non mancano e interessano diverse zone residenziali del centro. In alcuni casi si tratta di occupazioni temporanee, magari per conservare un posto auto in vista dell’arrivo dell’affittuario della casa estiva o di un familiare. In altri, invece, la sistemazione appare stabile e studiata per scoraggiare qualsiasi tentativo di parcheggio da parte di altri automobilisti.

Negli anni la Polizia Municipale è intervenuta più volte per ripristinare la corretta fruizione degli spazi pubblici. In passato non sono mancate operazioni più incisive, con la rimozione di numerose fioriere e ostacoli collocati abusivamente negli stalli. Eppure, nonostante controlli e richiami, il fenomeno – come ogni inizio estate – continua a riaffacciarsi con una certa regolarità.
Il principio, del resto, è semplice: il parcheggio pubblico appartiene a tutti e non può essere “prenotato” con il fai-da-te. Non esistono sedie con valore di divieto di sosta, né gerani dotati di poteri amministrativi. E neppure una pesante aiuola può trasformare uno spazio pubblico in una pertinenza privata.
Forse il successo di questa pratica sta proprio nella sua apparente innocenza. Una sedia sembra poca cosa, un vaso appare persino decorativo. Ma il risultato non cambia: uno spazio destinato alla collettività viene sottratto, in maniera illegittima, all’uso comune.

