Con toni inusuali, il cardinale Matteo Zuppi suona la sveglia alle parrocchie: «Diventano spesso un cumulo di attività, senza vera priorità»; così «tutto è importante e nulla davvero necessario».
Il presidente della CEI, chiusa la tre giorni del clero bolognese, affida alla nota pastorale 2025-2026 una correzione di rotta: meno riunioni e carte; più preghiera comune, ascolto della Bibbia, relazioni fedeli. È la diagnosi di una «fredda burocratizzazione» che raffredda la vita ecclesiale e moltiplica i tavoli senza generare comunità.
Zuppi non ignora le fatiche – parroci con più comunità, calo dei praticanti, solitudini – ma indica una via concreta: ripartire dalla Parola e dall’adorazione, tessere compagnie di sostegno e perdono, aprire spazi di mediazione nei conflitti locali e di educazione alla non violenza.
«Oggi manca amore e rispetto, manca la pace nei cuori e tra le nazioni», scrive, invitando a riaprire la Bibbia per riallacciare il dialogo con Dio e con la città.
La proposta è missionaria: comunità meno autoreferenziali e più ospitali, liturgie sobrie e belle, attenzione ai poveri. Gli appuntamenti all’orizzonte – Giubileo della speranza, centenario del primo Congresso eucaristico, dieci anni del suo episcopato bolognese – non come eventi da organizzare ma occasioni per convertire l’overbooking pastorale in essenziale. Dal modello «parrocchia-condominio» alla comunità che si riconosce attorno alla Parola: meno frastuono, più silenzio orante.
Nel mirino anche l’«ambiente sociale che si oppone alla preghiera», che spinge verso consumismo e individualismo, impedendo legami stabili. Da qui, sostiene Zuppi, riparte la Chiesa.