Dopo il precedente di Cesenatico, un nuovo caso avvenuto sabato a Forlì conferma l’attenzione crescente delle amministrazioni romagnole sui saloni di acconciatura e barberia gestiti prevalentemente da stranieri e privi della presenza effettiva del responsabile tecnico abilitato.
A Cesenatico, nei giorni scorsi, il Comune aveva disposto lo stop temporaneo ad un’attività di barbiere dopo diversi controlli della Polizia locale e della Guardia di finanza: durante gli accessi ispettivi, secondo gli atti, nel locale veniva svolta attività di taglio capelli senza la presenza dei responsabili tecnici indicati nella Scia. Il divieto era poi stato revocato pochi giorni dopo, il 13 maggio, a seguito della presentazione di memorie difensive e dell’impegno a garantire sempre la presenza di almeno un tecnico abilitato durante l’orario di apertura.
Il caso presenta analogie con quanto accaduto a Forlì, dove la Sezione Annonaria della Polizia Locale ha disposto la chiusura immediata di un salone di parrucchieri in viale Matteotti, trovato aperto e operativo senza il responsabile tecnico. Gli accertamenti, anche in questo caso, avrebbero evidenziato una situazione ritenuta anomala: la persona indicata come tecnico risultava residente e domiciliata in Veneto, impegnata in altre attività e già collegata ad altri saloni.
L’ipotesi su cui si concentrano ora i controlli è quella del ricorso a figure di comodo, responsabili solo formalmente, utilizzate per consentire l’apertura di esercizi nei quali opererebbero persone prive di preparazione, qualifica o abilitazione professionale.
Per questo le verifiche proseguiranno in tutta la Romagna, con particolare attenzione ai saloni di acconciatura e barberia di recente apertura e alle attività gestite da cittadini stranieri, settore in forte espansione dopo la diffusione di bazar, kebab e negozi etnici. Obiettivo dichiarato: tutelare clienti, operatori regolari e imprese che rispettano le norme.