22 Settembre, 2026 Cesenatico

Pavirani sul caso Indie Club: “Non si può usare sempre due pesi e due misure”

Mirko Pavirani, uno dei due soci di “Mignotta Maledetta”, il ristorante di prossima apertura a Cesenatico già finito al centro delle polemiche per il nome scelto, è intervenuto dopo il caso legato all’ospitata di Davide Lacerenza (noto per le vicende della “Gintoneria” milanese) all’Indie Club di Cervia.

Con parole molto dirette, Pavirani mette a confronto due vicende che, a suo giudizio, mostrano una mastodontica, quanto illogica, contraddizione. Da una parte, osserva, c’è chi condanna duramente il nome del suo locale, accusando i ristoratori di sessismo, dall’altra, invece, nessuno sembra dire nulla o indignarsi altrettanto ferocemente quando personaggi non solo molto discussi ma veri e propri delinquenti (Lacerenza ha patteggiato una brutta vicenda di droga prostituzione e altro a 4 anni e 8 mesi) diventano protagonisti di serate o incontri in noti locali pubblici. Ebbene, soggetti del genere, che sicuramente per la morale comune non possono essere degli esempi da seguire, vengono accolti come idoli in luoghi frequentati soprattutto da ragazzi e giovanissimi.

“Vorrei capire quale sia davvero la misura in questa società”, afferma Pavirani. Nel suo intervento sottolinea come Lacerenza venga osannato da tanti giovani, anche minorenni, “nonostante i gravi reati di cui si è macchiato”. Secondo il socio del ristorante, “tutto questo avviene in un clima di sostanziale silenzio e tolleranza, senza che adulti o genitori sentano il bisogno di prendere posizione. Avendo una figlia adolescente sarei molto preoccupato se sapessi che frequenta un locale nel quale un personaggio simile diventa il protagonista della serata. Penso che rappresenti il contrario di ciò che un genitore vorrebbe per i propri figli”.

Viceversa, aggiunge, Mignotta Maledetta, che definisce “un progetto nato su basi romantiche e con uno spirito ironico”, è stato subito travolto dalle critiche e indicato da molti come qualcosa di inaccettabile per una città come Cesenatico. “Questo nome – ribadisce ancora una volta – racconta una storia d’amore, se la si vuole ascoltare e, come ribadito più volte, essendo al singolare, al massimo potrebbe essere offensivo per la persona alla quale il ristorante è dedicato, che, tra l’altro, ha già espresso la sua posizione in merito. Un nome non potrà mai fare il danno che può fare un esempio sbagliato, un modello dannoso o un idolo sicuramente negativo in senso oggettivo. Non è possibile – insiste – applicare le regole della morale e del politicamente corretto ‘ad personam’ e secondo come tira il vento. Anzi, dai fatti di cronaca si evince con chiarezza che, se un nome non ha mai indotto nessuno a compiere azioni riprovevoli, i modelli che oggi i giovani prendono ad esempio, spesso rappresentano lo sfondo per i casi di violenza e non solo che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali e i palinsesti televisivi. Bisognerebbe mettersi d’accordo su che cosa sia davvero la misura – conclude – a volte servirebbe più onestà intellettuale e la capacità di andare oltre le apparenze, oltre le parole. Basterebbe, per quanto ci riguarda, fermarsi un momento a capire che cosa c’è dietro questo progetto che, oltretutto, sta incontrando le simpatie dei più a fronte delle invettive dei pochi; se proprio dovete scandalizzarvi o fare della polemica sterile – concude Pavirani – sarebbe meglio indirizzare lo sguardo a situazioni come quelle cui facciamo riferimento che rappresentano invece veri e concreti pericoli per i nostri giovani”.

Le parole di Pavirani si inseriscono in un dibattito che, nelle ultime settimane, continua a far discutere e che tocca temi molto sensibili: il linguaggio, i modelli proposti ai più giovani, il confine tra provocazione e responsabilità pubblica, soprattutto quando tutto questo avviene in contesti frequentati da ragazzi.

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